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Strafori imperiali

9178969259_d530e87f5cAnna Lombroso per il Simplicissimus

Nel caso non lo sapeste anche l’area archeologica dei Fori, compreso il Colosseo, proprio quello della Tod’s, hanno un lato B come i vecchi dischi di vinile, l’altra facciata insomma, quella meno commerciale, più sfigata e con meno fan. Anche se è quella del  rigoglioso Circo Massimo, del fulgido Palatino, del torreggiante San Gregorio.

Là vengono dirottate senza remissione le auto private che arrivano da Via Cavour, da Via Labicana, o che ci vorrebbero andare e che, dicono i tecnici, se volessero raggiungere  Termini ci metterebbero sette volte i tempi di percorrenza ante – pedonalizzazione,  quelle che inchiodano davanti ai vigili sudati e stremati al grido “e mo’ ‘ndo vado?”, domanda che merita risposte fumose e impotenti, come si addice a tutori della mobilità e del decoro, addestrati a intervenire in forma postuma, un po’ dopo il verificarsi degli avvenimenti,  e incaricati più che della prevenzione dei reati, di comminare qualche multa, come per palchi molto annunciati di comizi molto propagandati.

E là sciamano, pesanti e noncuranti, anche i bus colossal, quelli a due piani,  con i turisti che guardano dall’alto in basso, dietro al vetro fumé,  una città fatta su misura per le carrozze e la serena contemplazione,  fotografandola con i cellulari e le digitali, soddisfatti della remota condizione di spettatori, distanti e protetti dall’aria condizionata.  Sono autorizzati a entrare nel centro storico così come hanno licenza di sosta gli sfrontati furgoni delle grandi famiglie di paninari eccellenti, che spacciano opulenti  hotdog e bibite a prezzi astronomici, grazie a potenti e opache alleanze intrecciate con le passate amministrazioni, all’ombra dell’Ara Coeli, accanto al tempio di Vesta, sotto gli augusti pini di Roma.

Pare infatti che la legalità per il nuovo che avanza sia perpetuare azioni illegittime, inopportune o almeno discutibili del passato che non retrocede: metro C, F35, esodi e respingimenti, e così via. E c’è da temere che, nel segno dell’ubbidiente continuità con atti potenti e prepotenti, con la scusa dei monumenti difesi e tutelati ad intermittenza, vengano ancora proibite le piazze alle civili manifestazioni, come prescritto dal sindaco Alemanno, per lasciare invece intemerate e indisturbate quelle incivili, in luoghi che in effetti di storica hanno solo la vergogna di ospiti sgraditi.

Il fatto è che la prudenza, l’ossequio rispettoso per decisioni prese e imposte da altri più   autorevoli per mezzi o arroganza, la cautela – anche nell’immaginare, anche nel tentare atti ispirati da doverosa attenzione per  l’interesse generale –  fanno ormai parte dei codici genetici di un partito, altrimenti sgangherato nell’assoggettamento ai soliti padroni ora esplicitamente alleati.

 Pecca di eccessiva assennatezza il test di pedonalizzazione,  così come  il nome che si è voluto dare all’esperimento –  che non piace al Messaggero di Caltagirone –  che si limita a delimitare un passeggio, “vasche” sulla strada dei trionfi di Mussolini, e che dovrebbe invece aspirare a offrire ai cittadini di Roma e del mondo  il prodigioso dono della più estesa area archeologica nel tessuto vivo di una metropoli.

Non era così che l’immaginavano i meravigliosi sognatori, Cederna, Petroselli,  La Regina, Insolera, Argan,  con lo smantellamento della via dei Fori, per portare alla luce il complesso archeologico più importante del mondo: i Fori di Cesare, di Augusto, di Nerva, di Traiano che, insieme a basiliche e altri edifici, formavano il centro direzionale dell’impero romano, liberando un suolo per riportare alla vita un paesaggio costruito   armonioso e memore, vissuto e vivente.

Lodevole tentativo quello del sindaco, ma c’è di che sospettare se non della buona fede,  del successo di una iniziativa che nasce col peccato originale della sperimentazione artificiale ed estemporanea, isolata e artefatta. E frettolosa come spesso lo sono le azioni propagandistiche, compiute a scopo dimostrativo del cambiamento, del dinamismo, del “fare”, proprio sulla lunghezza d’onda degli annunci, degli spot governativi alla ricerca del consenso di altre cerchie in alto e incuranti della cittadinanza in basso.

Si, perché,  mentre vestigia, storia, grandezza sonnecchiavano sotto i sampietrini cinesi di via dei Fori, e con loro un progetto che doveva fare da modello a un ripensamento della città, si susseguivano interventi lesivi di quello spirito, piani regolatori intesi a favorire il costruito inutile e la speculazione profittevole, varianti motivate a preferire la mercatizzazione alla pianificazione, sponsor al posto di mecenati, svendite al posto di valorizzazioni, condoni la posto della legalità e della programmazione.

Ci vuole coraggio visionario per ridare una città dei cittadini,  cominciando dal suo cuore quello che coagula il riconoscimento e l’appartenenza e che vale per chi ci nasce, per chi vuole essere accolto, per chi passa e vorrebbe fermarsi e per chi parte e vorrebbe ricordare.

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