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Letta inaugura la Disneyland con Gambadilegno

PegLegPeteSarebbe delirante se non fosse intonato a quella nuance di “patetico democristiano” reso famoso e proverbiale dal coniglio mannaro Forlani: Letta in mezzo alla tempesta di Berlusconi perde ogni decenza e per restare a galla dice che siamo “a  un passo dalla fine della crisi”. Per fortuna che “la serietà paga” e bla bla bla, tutte le altre frasi tratte dal Manuale del piccolo premier, prezioso regalo di zio Gianni. Questa invenzione della fine crisi che già si scontra con ulteriore calo del Pil certificato dall’Istat ed è in diretto contrasto con ogni previsione Fmi o Ocse è il tentativo di smerciare il normale miglioramento estivo dovuto alle attività turistiche o a casuali fuochi di paglia come il miracolo di una ripresa.

Tutti sanno che il governo non ha fatto nulla e tuttavia, avvicinandosi la tempesta ha cominciato a smerciare queste irresponsabili sciocchezze. Da un mese a mezza voce, quando si trattava di vivacchiare tra i rimandi ed esorcizzare un autunno assai complicato, ma adesso a squarciagola per far credere ai cittadini italiani che sarebbero dei masochisti a rischiare di rimanere in crisi per prendersi la soddisfazione di non salvare il cavaliere. Naturalmente nessun esponente dei media si prende la briga di chiedere a Letta o a Saccomanni su quali basi vengano formulate queste stravaganti previsioni di crescita: ci si limita a fare da notai di questa disneyland sequestrata da Gambadilegno, invece di inchiodarli alla realtà. Trascurando i sedicenti esperti di economia a libro paga. Però la teoria secondo cui un esecutivo che rimanda  ogni cosa sia così vitale alla ripresa è qualcosa di talmente grottesco che nemmeno il lupo travestito da nonna di Cappuccetto Rosso avrebbe il coraggio di sostenere.

Ma che cervello piccolo che hai ci sarebbe da rispondere, se si fosse la nella fiaba, speri davvero che qualcuno creda a queste cazzate, come a quella della imminente ripresa della Grecia detta una settimana fa? Davvero saremmo masochisti se oltre a chiedere che la giustizia sia uguale per tutti e dunque anche per il Cavaliere, non vedessimo l’opportunità di liberarci contemporaneamente da questa ambigua governance che del resto è nata anche all’ombra dei conflitti di interesse. Due piccioni con una fava. Chiedendo scusa ai piccioni, naturalmente.

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