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Silvio non molla, è il nuovo Robin Hood

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ma chi te lo fa fare, Cesara Buonamici in rosa fucsia, uno dei colori d’ordinanza per le dame della destra populista e non:  Thatcher Angela,  Evita,   di parlare di folla immensa e imponente? Magari ti sta ascoltando qualche incauto romano in canottiera con la birra in mano, che sa che via del Plebiscito non è mica Piazza Venezia sotto il verone, è un budello stretto come avete ammesso voi di Mediaset in altre circostanze meno esaltanti e con folle altrettanto oceaniche secondo la questura.

Ma chi ve l’ha fatto fare con questo caldo,  con questa canicola, a stare là sventolando bandiere a significare che non finisce qui, che anzi non è che un debut, et vous continuez le combat, in nome della libertà con pullman,  il cestino,   il piè di lista.

E tutti a cantare, i più muovendo solo la bocca  come si fa dai tempi di scuola o allo stadio, dell’elmo di scipio, che chissà cosa vorrà dire. Ma poi eccolo il leader dolente, passa in rassegna la sua vita esemplare di figlio, padre e imprenditore.  Che non si riconosce nel ritratto che hanno dipinto di lui i giudici,   lui è un agnus dei, un innocente, capro espiatorio a testimoniare del dolore di tanti perseguitati da una giustizia ingiusta. Lui che nemmeno telefonava  al centralino di Mediaset per non esporsi all’accusa di conflitto di interesse.

Come non dargli ragione, voi che siete là, vittime di Equitalia, che in fondo anche la sinistra ha detto che è lecito evadere. In fondo che cos’erano quei 7 milioni rispetto  577 milioni di euro pagati, con i quali Mediaset ha saldato i conti con lo Stato.

 Quello di Berlusconi, non resiste a parlare di sé in terza persona,  è un Calvario sul quale l’hanno fatto salire  giudici che guidano un complotto contro la democrazia e la libertà, modesti funzionari che hanno vinto un concorso con un compitino e adesso mettono sotto i poteri dello Stato. E pure, la cita impunemente, la Costituzione, quella carta  che recita cha la sovranità è del popolo.

Ma lui non molla, e non molla il “suo” governo. È grata la vittima del complotto che vuole cancellare il governo e il leader che hanno portato benessere e libertà, tanto che stringe tutto il suo popolo, che non conosce invidia né odio,  in un abbracci.

Gli abbracciati sono per lo più donne e uomini di mezza età, in maglietta e abitini a sottoveste, che fa un gran caldo anche se provvidenzialmente il budello è all’ombra. Qualcuno con bandana anche quella d’ordinanza, e mi venivano in mente quelle piazze d’una volta con gli operai con cappelluccio fatto di carta di giornale, zitti e intenti quando parlava il segretario. Questi no, questi osannavano anche rumorosamente durante lo sfrontato pistolotto del padrone, perché in fondo erano qui per quello. E bisogna dirlo.  Tra gli orrendi danni di una opposizione diversamente forzitaliota, di una ex sinistra pentitissima e immemore c’è anche l’osceno ricorso al politically correct, alla legittimazione di antagonisti e elettori colpevoli di essersi fatti incantare da un criminale imbonitore, per dare altrettanta legittimità alla loro acquiescenza alla sua ideologia, al loro assoggettamento ai suoi messaggi, al loro appagamento grazie agli stessi benefici, alle stesse rendite di posizione, agli stessi privilegi.

Francamente non so se tutti quelli della guerra civile di Bondi abbiano avuto un rimborso spese oltre alla gita a Roma. Non sarebbe la prima volta e non sarà l’ultima in questo processo di estensione del marketing alla politica, al consenso, alla cultura, al lavoro, al parlamento.

Ma è anche possibile, purtroppo, che fossero autenticamente convinti. Che a malfattori impliciti, che ci stanno conducendo alla rovina per ubbidire a chissà quali ordini, per salvare chissà quali interessi, per restare incollati alle loro postazioni e per continuare ad appartenere a quelle invincibili cerchie, preferiscano un impunito esplicito, un criminale riconosciuto tale anche in via giudiziaria, ma che per loro resta comunque  un vittorioso, uno che grazie ai quattrini e all’assenza di un’opposizione può permettersi di strillare “io non mollo”, aspettando una grazia che offende la giustizia e oltraggia la legalità e anche il buonsenso.

È possibile che dopo essere stato il presidente imprenditore, adesso guardino a lui come a un Robin Hood,  perseguitato da un despota tirannico, quello Stato patrigno servito da magistrati comunisti, ma che invece di stare nella foresta di Sherwood sta in Senato, guida  un partito  azienda, dà lavoro a uno stuolo di servi e aspiranti tali, si può permettere belle ragazze ceon sessant’anni di meno, prepara la successione tramite mandato dinastico.

Lo sanno che   per vent’anni la politica di questo Paese è stata influenzata e a lungo guidata da un fuorilegge. Da un evasore fiscale seriale, da un prestigiatore della frode  che ha sottratto beni allo Stato anche   quando era chiamato a rappresentarlo e soprattutto quando  anche quando ne era Capo del Governo perché in fondo era là per quello. Lo sanno che è stato possibile  grazie alle sue smisurate risorse, alimentate dal furto ai danni della collettività  e alla impotenza di un’opposizione subalterna e politicamente correa.

Lo sanno, ma è probabilmente quello che apprezzano in lui, per una sorta di sindrome di Stoccolma. O forse perché aspirano ad assomigliarli, in fondo ha prestato il volto alla loro mediocrità e alle loro ambizioni sbagliate. E resta il padrone preferito degli italiani.   

 

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