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Teste di banana

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Non mancano gli intellettuali alla feste del Pd: a Cervia, per esempio, alcuni sfegatati sostenitori della pura razza di ceppo italico, quella che da origine ai migliori salami del mondo, ha avuto l’occasione di dire la sua e di lanciare banane alla Kyenge. Del resto Calderoli fa scuola e sebbene gli oranghi in natura, a differenza degli umani, non mangino banane qualcosa che facesse notizia dovevano pur inventarsela quelli di Forza Vecchia come il cucco.

La ministra però non si è scomposta più di tanto e anzi si è rammaricata per tutto il cibo sciupato. Una battuta piena di aplomb che se proprio si volesse essere razzisti, non lascerebbe dubbi su chi si è dimostrato superiore e semmai solleverebbe il dubbio su cosa ci faccia la ministra nel Pd, partito che non comprende le battute e le trasforma in ddl, così come con gli sfregi alla Costituzione aspira alla repubblica delle banane.

Ma l’episodio illumina benissimo lo scenario vero e non quello fasullo delle identità, nel quale si svolge la battaglia sullo ius soli: la paura di doversela vedere con gente assai più attrezzata nella lotta tra poveri di molti italiani nati e vissuti in un precarissimo strato bambagia nella quale si sono politicamente e umanamente impigriti. Arrivando a scambiare le miserabili prebende clientelari con quei diritti di lavoro e di cittadinanza che hanno sempre svenduto per riempirsi la pancia di lenticchie

Cibo sprecato, anime inutili, ma tutta carne da cannone per il potere e per il progetto di svuotare la democrazia. Una repubblica delle banane.

 

 

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