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Condono, col Pd la furbizia è servita

foto x abusi edilizi ed ecomostri in ItaliaAnna Lombroso per il Simplicissimus

Non si preoccupi il Pdl di dover fare tutto da solo. C’è un partito che si sentirà investito dell’onere e dell’onore di una salvifica amnistia. Si tratta di un’organizzazione che con entusiasmo giovanile – in fondo è relativamente fresca e scriteriata, dimentica di mandato, tradizione e storia –  aderisce  a usi di mondo più “modaioli” e  “liberi”, che meglio si addicono a tempi e ambienti mobili, flessibili, pragmatici, dove devono regnare iniziativa sbrigliata, relazioni disinvolte, legami elastici,  regole flessibili, lavoro mobile, speranze effimere.

Scudi, condoni, ravvedimenti operosi, licenze, leggi ad personam sono stati sostenuti, applauditi, favoriti e promossi solo in parte per interesse privato, per la salvezza propria e di contigui, affini e famigli. Solo in parte, perché il partito erede disconoscente della sinistra vi abbia aderito anche per motivi ideologici, per approvazione devota a diktat di carattere mercantile, per conformità a quella economia “informale” che considera fastidiosi ostacoli a imprenditorialità e affermazione personale leggi e regole, addirittura per una specie di vergogna del mandato di rappresentanza e testimonianza di deboli, poveri, emarginati, vulnerabili, lavoratori e non padroni, subalterni e non potenti, forse per una sorta di invidia ed emulazione per la spregiudicatezza, per il cinismo, per l’avidità premiata dall’indole criminale e spietata.

E così mentre Realacci propone una legge di difesa del suolo e del territorio a beneficio di costruttori, opere pesanti e inutili, che è sembrata eccessiva perfino al governo che ne ha presentato una versione “epurata” e che fa rimpiangere quella del montiano “Catania”, il Pd campano persegue con irriducibile pervicacia il suo condono “nazionalpopolare”, una sanatoria che apparentemente dovrebbe “cicatrizzare” gli abusi un po’ straccioni, le casette tirate su e mai finite delle periferie, le sopraelevazioni familistiche, e verande e tramezzi e muri innalzati maldestramente in abitazioni che si dilatano per tribù combinatorie sempre più larghe e sempre più costrette a coabitazioni coatte.

Ma che invece nel quadro di quel velenoso  “sviluppismo”  generoso con i padroni del cemento e dell’aggressione all’ambiente, ruota perniciosamente,  a favore di ben altri beneficiari,  intorno a tre cardini perversi: sospensione delle demolizioni, riapertura dei termini del condono per i fabbricati realizzati fino al 31 marzo 2003 e al massimo due anni di tempo per i Comuni per decidere, pena lo scioglimento dell’amministrazione, se accogliere o respingere le istanze di sanatoria non ancora esaminate che giacciono nei cassetti del Municipio.

È arcinoto che negli anni, tagli e nomine improbabili hanno demolito l’impianto di sorveglianza e controllo delle soprintendenze, sempre più impoverite di risorse economiche e professionali e poste così in condizione di non nuocere. Ma è ancora più noto il sistema di clientelismo e di corruzione che combina piccoli e grandi interessi di costruttori, imprenditori, cittadini con l’acquiescenza a pagamento di amministratori locali, funzionari della pubblica amministrazione, compresi quelli incaricati delle attività di vigilanza, diventati veri e proprio equilibristi  nel seppellire o disseppellire pratiche, nel reperire sconcertanti soluzioni, nell’interpretare acrobaticamente leggi, circolari, sentenze.

Ma il senatore napoletano Vincenzo Cuomo, componente della Commissione Ambiente del Senato e tra i promotori della proposta di legge  sembra non essersene accorto:  “Noi parliamo di riaprire i termini per esaminare le domande di condono presentate . Ovviamente i Comuni, che conoscono il territorio, nel vagliare queste istanze dovranno tener conto del dissesto idrogeologico, dei rischi vulcanici e sismici delle zone in cui sorgono i fabbricati oggetto delle domande”.

 Il Pd è stato prima nostalgico del sindacalismo territoriale della Lega, poi invidioso del radicamento, magari solo  nel territorio virtuale, del movimento 5stelle.  Avrà pensato di recuperare la relazione con elettori e cittadinanza con la più antica e collaudata delle “istituzioni”  della   morale cattolica, il perdono, che redime, fa rientrare nelle righe, riporta nella legalità. Ma non tutto quello che, per l’incantesimo dei soldi e il loro profumo, diventa legale è a buon diritto  legittimo, la morale non si ripristina con i timbri, l’ambiente non si risana con  le multe, la salute non si recupera con le marche da bollo. E  un partito che ha perso la sua identità e tradito il suo mandato, non smacchia né ghepardi né immagine né fedina politica con la furbizia.

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