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Le elezioni della prova rospo

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La bella baciò il rospo che immediatamente si trasformò in un bellissimo principe. Favole: il Pd ha fatto baciare al suo elettorato un’intero stagno, pesci gatto e girini compresi, senza che vi fosse alcuna miracolosa trasformazione, anzi facendo arrivare il fango alla gola. Tanto che persino a Roma dove ha governato un incapace, simbolo delle clientele, dello spreco e della stupidità a prova di bomba, si rischia il pareggio. Vero è che l’avversario, il buon Marino,ha fatto una campagna elettorale così demenziale che l’unica cosa che è rimasta in mente è la sua confessione di aver ucciso un babbuino.

Certo per chi conserva qualche idea di sinistra sotto la cenere di questi anni ha la possibilità di votare Sandro Medici come puro voto di testimonianza in una città migliore e se fossi residente nella capitale lo farei senz’altro, ma il fatto è che di fronte all’insopportabile sentore di marcio e di idiozia che è uscito dai luoghi di potere negli ultimi anni, una vittoria degli avversari del sindaco mannaro dovrebbe essere scontata. Invece non è così e non si tratta di campagna elettorale sbagliata o di un candidato che non buca lo schermo, né la piazza e nemmeno il blog, ma il fatto che si è stato trascinato verso il fondo da un partito che è diventato una palla al piede, una scarpa di cemento. Così Marino finisce per rappresentare simbolicamente il candidato scelto dalla base, ma affondato dalle scelte dei vertici.

Forse è per questo che si attende ansiosamente il responso delle urne, sull’astensione, sul M5S che tuttavia si presenta solo in 150 comuni sui 564 totali, sul risultato dei mummofili berlusconiani, anche se ufficialmente si fa finta che si tratti solo di amministrative. Stamattina ho anche sentito un giornalista del messaggero di area piddina ilquale  sostenere che siccome le elezioni sono a macchia di leopardo nel Paese non costituiscono un test valido. Se il valoroso cronista di vicende politiche si prendesse la briga di leggere un bignami di statistica, qualcosa di divulgativo e di non troppo difficile, per carità, scoprirebbe che proprio questa caratteristica rende molto significativo l’appuntamento  alle amministrative.

E se il Pd crollasse? E sel il Pdl venisse snobbato dai suoi elettori, e se i grilini aumentassero o accusassero il peso degli errori commessi? Tutti scenari possibili, ma che non cambierebbero assolutamente nulla, perché ciò che è accaduto in questi mesi è dovuto non alla politica, ma alla sua mancanza e a un arroccamento in posizioni di potere. Se il Pd tiene o perde clamorosamente ci sono buone ragioni per continuare nel’inciucio di governo: nel primo caso perché evidentemente l’abbraccio di Berlusconi non viene visto come mortale, nel secondo caso perché c’è ancora più bisogno di stringersi a coorte per la difesa dei lacerti di potere del gruppo dirigente. A meno che qualcuno non decida finalmente di andarsene.

E questo, mutatis mutandis, vale un po’ per tutti, compresi quelle liste di distrazione che rendono la scheda elettorale di Roma lunga come un rotolo del Mar Morto. Ciò che voglio dire è che nel sistema oligarchico instaurato con viva e vibrante soddisfazione, non è più sufficiente andare alle urne per esercitare i diritti dei cittadini, bisogna lavorare ogni giorno, come si può, per ribaltare questo stato di cose. Insomma non si può depositare la scheda e poi andarsene al mare, convinti che partire per le spiagge già all’alba sia una diserzione. La diserzione non è più consentita nemmeno un giorno se non si vogliono mettere a rischio le famose chiappe chiare.

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