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Lavoro, un po’ di flit per il governo

flitPensate a una farfalla, di quelle grigio scuro, senza la grazia del colore o del volo all’aperto, che nelle sere d’estate urtano contro le lampadine, scambiandole per il sole. E poi immaginate che questo volo folle e senza scopo, condizionato dal pilota automatico di un cieco istinto di autoconservazione, venga descritto come una complicata e lucida tessitura di un essere aggraziato come una vanessa multicolore e avremo la realtà del governo Letta e la sua rappresentazione mediatica. Il bruco democristiano acquatto nel Pd, vissuto come una tarma nel tessuto degli apparati, intento a filare il bozzolo negli incontri di VeDrò, divenuto pupa accanto a Bersani, ha acquisito finalmente il volo. Ma non c’è nessun astro, c’è solo la lampadina dell’inciucio e lo sbattere senza senso contro il lampadario dentro un mondo dove il mezzo è diventato il fine.

L’aria libera, il vento e il sole come riferimento sono solo il lucido illusionismo di cui vivono le larghe intese, le promesse senza costrutto del venditore, la vana speranza insufflata in qualche mutazione dell’atteggiamento tedesco, mentre l’istinto che porta a girare attorno al nulla non è altro che la guida automatica del liberismo e l’incapacità di uscirne anche di fronte all’evidenza. Non sappiamo dove l’esecutivo troverà i soldi per fare quello con cui ha elemosinato la fiducia, in una partita di giro della malafede, ma dal premier e dai suoi ministri apprendiamo, proprio il Primo Maggio che la formula per tentare di mettere una pezza al drammatico problema del lavoro è sempre quella di renderlo precario, misero, spogliato dai diritti. Sembra incredibile, ma non riescono ad uscire da questo sciocco pregiudizio, da questa favoletta da bar che è già stata  abbondantemente sbugiardata e falsificata da decine di studi. L’Ocse  stesso (Emplyoment Outlooks 1999 e 2004) ha più volte smentito l’esistenza di una qualche correlazione tra tutele del lavoro e livello della disoccupazione, anche sulla base delle numerose ricerche empiriche di cui più volte si è parlato anche su questo stesso blog, a dimostrazione che non si tratta di incunaboli da specialisti, ma di cose ben conosciute. Lo stesso capo economista del Fmi , Olivier Blanchard, uno dei sacerdoti del neoliberismo, ha preso atto di questa realtà e ha messo in soffitta l’armamentario di Letta, Giannini & C che ancora si dilettano di questo sciocchezzaio vanitosamente esibito.

Certo a qualcuno conviene immiserire il lavoro, a qualcuno conviene la guerra tra i poveri e il ricatto del lavoro, a qualcuno piace nascondere il proprio spirito reazionario dietro presunte “verità” economiche, presentando come tali  le proprie conversazioni in barberia. L’unico dubbio che mi sfiora è se il governo Letta sia all’esplicito servizio di quelle convenienze, è semplicemente il risultato di quell’ignoranza da potere che fatalmente subentra col tempo o un prodotto dell’istinto profondo delle classi privilegiate sul quale la ragione non ha effetto. O tutte queste cose messe insieme, perché al peggio non c’è mai fine e molto spesso si crede in ciò che ci restituisce un tornaconto. Un premierato per esempio.

Del resto l’arretratezza e la pochezza personale non è altro che un correlato dell’inciucio che serve a tenerci prigionieri del passato, dei conservati degli anni ’60, come di quel “modernismo” di centrosinistra che ripete con straordinaria pervicacia le conversioni liberiste dei tardi anni ’80. Tutta robaccia, voli di farfalle ingrigite davanti alla lampadina, inganni, illusioni, menzogne che verrebbe da caricare quelle vecchie pompe per spruzzare il flit.

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