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Quei saggi sono dei troll

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E finalmente uscì il documento. 130 pagine di bla bla bla a dimostrazione che l’adunata dei dieci saggi aveva il solo significato di  prendere tempo e di indicare in corpore vili, nella plastica presenza di questi reperti  da seconda repubblica, la soluzione ideale di governo secondo il Quirinale : quella dell’inciucio. Fosse per il loro valore queste 130 pagine dovrebbero finire direttamente nel cassonetto dei rifiuti indifferenziati come la carta da cucina contaminata da tracce organiche o lo strofinaccio usato per pulire la tavola da apparecchiare. E credo che anche gli ideatori di questo augusto e saggissimo esercizio di sfacciata e inconsistente retorica politichese, sarebbero contenti di non trovarsi sulla coscienza il dattiloscritto – perdita di tempo, se non fosse che la fatica è stata anche una ghiotta occasione per mettere da parte i problemi del Paese e degli italiani e affrontare quelli serissimi dei partiti e di Berlusconi con la sua corte dei miracoli. Peccato davvero che non possano denunciare un’infiltrazione indebita e dire che il documento è opera di qualche troll, come invece accade nella democrazia di rete. Non possono anche perché i troll della democrazia sono proprio loro.

Al Pd è andato principalmente il sì al finanziamento pubblico dei partiti, a Berlusconi e ai suoi l’affossamento delle intercettazioni telefoniche, la richiesta di un limite più stringente per la durata delle indagini, l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione e dulcis in fondo la creazione di un Csm di seconda istanza di nomina partitica e presidenziale. C’è da rimanere allibiti: di fronte a un Paese sempre più insofferente del marciume espresso dalla classe dirigente, i saggi di casta rispondono con un documento destinato a rendere ardua la scoperta dei reati commessi dai politici e colletti bianchi, ma anche  impossibile la loro punizione e sempre più difficile la diffusione di notizie al riguardo. Insomma la presa in giro della legge anti corruzione ideata dalla Severino per favorire la corruzione, non è stata sufficiente: si consiglia una sostanziale e tombale impunità.

Il presidente Napolitano, pronubo di tanta saggezza, riconosce ” la serietà del lavoro compiuto” e auspica che le posizioni comuni trovate divengano terreno di dialogo e d’intesa per le forze politiche nonché stella polare dell’azione del prossimo presidente che evidentemente si augura  venga scelto da chi potrebbe appoggiare un tale programma. Altro che fare il nonno, come impudentemente la stellina Lombardi si è permessa di consigliare all’inquilino del Quirinale. Lasceremmo che un bimbo subisse una tale influenza? Roba da telefono azzurro.

Certo è sconcertante che un presidente, negli ultimi giorni del suo mandato ricerchi con tanta pervicacia l’ultimo tassello di una damnantio memoriae anche attraverso tutta quest’aria fritta che ammorba l’aria con i suoi fumi.

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