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Anagrafe dei conti correnti: la Cipro che verrà

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Qualche giorno fa, mentre sotto la pioggia arraffavo i miei 210 euro erogati benignamente dal bancomat esposto alle intemperie del Monte dei Paschi di Siena – proprio quella banca là – il sistema è andato in tilt, la serrandina ha cominciato a salire e scendere come una ghigliottina, minacciando di catturarmi la mano come nella leggenda della Bocca della verità e io – ve lo ricordate Abatantuono in Porto Escondido? – sono rimasta là, basita, a bocca asciutta e tasche vuote. Sono passati alcuni giorni, inutilmente. Gli impiegati dell’agenzia mi hanno rassicurata benevolmente: per carità signora prima o poi quella sua “piccola cifra” verrà reintegrata, ma sa le operazioni sono lunghe, si devono fare gli opportuni conteggi, ma non si preoccupi, prima o poi.
Più “prima”, invece, è partita ieri l’Anagrafe dei rapporti finanziari. Banche, Poste e società di gestione e intermediazione del risparmio dovranno comunicare entro il prossimo 31 ottobre all’Agenzia delle Entrate tutti i dati sui conti correnti, le movimentazioni degli stessi, gli investimenti, l’utilizzo delle carte di credito e perfino delle cassette di sicurezza riferiti al 2011.

Si vede che si può fare, si vede che è possibile garantire tracciabilità, ci vede che è fattibile dispiegare potenza investigativa, si vede che è realizzabile il contrasto di riciclaggio ed evasione. Ma si vede che continua ad essere un procedimento a senso unico: gli “agenti del controllo”, anche nel migliore dei casi, indagano da una parte sola. Perfino per adempiere funzioni virtuose di ripristino della legalità, non sono abilitati a guardarsi in casa, non sono incaricati di rompere i salvadanai della istituzioni finanziarie per vedere cosa si nasconde dentro.
Per rendere plausibile l’inconsapevolezza innocente della Banca d’Italia a proposito del Monte dei Paschi, il candore fanciullesco della Tarantola prontamente promossa ad altro incarico, la supponente e irresponsabile ignorante, esibita come una virtù di Draghi, Grilli, Monti? Per dare al sospetto di infiltrazioni della criminalità in istituti di credito, permesse dall’accondiscendenza di funzionari sleali e dalla vulnerabilità di un sistema chiuso che esclude i controlli esterni, le fattezze di una invenzione fantasiosa del filone letterario sulla malavita?
C’è sempre da sospettare quando improvvisamente si indirizzano i riflettori su qualcosa che da anni si svolge nella penombra, quando si odono squilli di trombe per annunciare qualcosa che si è sempre mosso nel silenzio.
Da anni è attivo un sistema complesso di tracciabilità delle operazioni finanziarie, milioni ogni giorno compreso il mio sfortunato prelievo al bancomat.

Da anni è in funzione l’Archivio Unico Informatico, previsto dall’art.37 del Decr.lgs 231/2007 che costituisce “lo strumento centralizzato nell’azione improntata dalle Autorità di Vigilanza per il rispetto degli obblighi di verifica adeguata della clientela degli intermediari finanziari, così come richiesta dall’art. 36, comma 1 ,lett.a della norma: “ in tale ottica la Banca d’Italia, in attuazione della riserva di legge di cui all’art. 37,comma 7,ha emanato regole di comportamento e di attuazione di un sistema di rilevazione e di conservazione dei dati il cui rispetto non solo formale permette una rappresentazione quanto più obbiettiva possibile della realtà analizzata dai singoli intermediari finanziari”. Nel 2008 è stata istituita presso la Banca d’Italia l’UIF, L’Unità di informazione finanziaria, la Financial Intelligence Unit per l’Italia, con l’incarico di analizzare i flussi finanziari al fine di individuare e prevenire fenomeni di riciclaggio o finanziamento del terrorismo; di effettuare analisi e studi su singole anomalie, riferibili a ipotesi di attività criminali della specie, su specifici settori dell’economia ritenuti a rischio, su categorie di strumenti di pagamento e su specifiche realtà economiche territoriali. Da anni è al lavoro Gianos GPR un sistema di “profilatura della clientela”, per l’ individuazione di casi ai quali applicare misure di adeguata verifica ordinaria e rafforzata.

Da anni dunque si poteva affidare la lotta all’evasione a strumenti e strutture più muscolari delle visite natalizie dalla guardia di Finanza a Cortina o delle irruzioni in pizzeria a Milano. Da anni sarebbe possibile compiere un’analisi completa dei fenomeni legati al narco traffico o dei processi di lavaggio e reinvestimento delle operazioni di riciclaggio. Da anni sarebbe stato possibile contrastare le azioni di occultamento fiscale, di auto riciclaggio, di investimento tossico in aziende fragili. gli strumenti c’erano, ma non c’erano le altri armi e la volontà di chi doveva brandirle: leggi sul falso in bilancio, sulla corruzione e concussione, sul potenziamento di organismi di controllo indipendenti, sul conflitto di interesse.

Non è fantapolitica l’ipotesi che una plutocrazia mondiale tragga rendite e potere dalla possibilità di accumulare moneta nelle forme più rare, preferendo quelle immateriali. Non è letteraria la possibilità che l’interesse di questa “cupola” si intrecci con quello di una cupola più esplicitamente criminale. E non è romanzesco sospettare che un’improvvisa smania di trasparenza, di investigazione, di conoscenza dei processi e transazioni finanziari venga suscitata quando quella cupola e le sue articolazioni territoriali decide di muovere l’attacco definitivo e senza prigionieri al ceto medo, ai risparmiatori ciprioti oggi e italiani domani, per esercitare un controllo illimitato al fine di garantirsi un potere illimitato sui nostri quattrini, sulle nostre speranze, sulle nostre aspettative, sulle nostre vite.

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