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Se non è unto è Grasso

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Dovrebbero informarci, invece sono diventati i faccendieri della comunicazione che dicono scrivono e fanno ciò che serve all’audience e alle loro carriere: un occhio  al potere e un altro allo show. Dovrebbero essere al servizio dell’opinione pubblica e invece è quest’ultima che sembra al loro servizio. Parlo dei varo Santoro, Formigli, Annunziata, Floris, Fazio, Travaglio, Mentana, Lerner, Gruber che ormai combattono per avere più o meno spazio, per conquistarsi una serata o l’altra, quella o quella trasmissione, questo quel personaggio come se le vicende che trattano fossero cosa loro.

E di certo non è soltanto il comprensibile vizio del protagonismo perché quando questo viene filtrato dentro un’editoria bonsai con pochissimi protagonisti, il rapporto con il potere diventa determinante e fuorviante. La commedia che si è aperta con la vicenda Grasso dove uno di questi colonnelli dell’informazione ha di fatto sequestrato il presidente del Senato per fargli il favore di parlare senza contraddittorio, avendo fatto di tutto per evitare che Travaglio andasse alla sua trasmissione, è francamente il colmo. Straordinario che nessuno, né questi showman dell’informazione, né i direttori di rete e men che meno Grasso, sia stato sfiorato dall’idea che un chiarimento sulle vicende che riguardano la seconda carica dello stato, appena uscito dalla beatificazione dell’uomo nuovo, non è cosa che riguardi Travaglio, Formigli, Gruber, Santoro e nemmeno La7, ma è qualcosa che riguarda i cittadini e che quindi non può essere tema di una lotta tra protagonismi, legami contrattuali, opportunismi e nemmeno oggetto di decisioni unilaterali dello stesso Grasso che comincia pessimamente il suo cursus presidenziale.

Già Santoro si è mostrato subalterno quando non ha preteso che Grasso intervenuto in trasmissione via telefono, come abbiamo visto fare spesso anche da qualche famoso unto, non replicasse nulla a Travaglio, però non accettasse nemmeno un confronto la settimana successiva. Troppo tardi… già, ma era lì poteva ribattere immediatamente, almeno su qualche punto. Invece è chiaro che cercasse il modo di lanciare una sfida, ma di trovarsi poi da solo davanti al convento. Così dopo aver telefonato, essere entrato in trasmissione, ha detto, proprio come un impiegatino del catasto, che quello non era il momento e l’occasione. Una cosa che in qualsiasi Paese del mondo sarebbe stata sommersa di sberleffi,  ma che da noi ha trovato non solo via libera, ma anche intrepidi e volonterosi “interpreti”.

Del resto cosa possiamo pretendere: la concezione proprietaria della politica, trova il suo contraltare in un’analoga deformazione dei media i quali dimenticano che i cittadini, ancor prima che i destinatari dell’informazione ne sono in qualche modo i proprietari. Certo una nuda proprietà popolata da un “inquilino”, da un sistema informativo che agisce nella totale autoreferenzialità. Tanto che viene voglia di dare lo sfratto.

 

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