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Marasma e marò

BoshNovizi e vecchi marpioni volpi, professori di recenti e indecenti ambizioni, leader sull’orlo di una crisi di nervi, un Parlamento entrato in entropia. Tutto questo accade dopo 21 anni che il sistema maggioritario era stato venduto come il toccasana per la governabilità e dopo un ventennio in cui le idee erano state considerate merce sospetta rispetto al mercato parlamentare, dichiarando la fine delle “ideologie”.  Eccoci davanti al risultato: un Paese che economicamente è tornato indietro agli anni in cui sono state sventole queste nefaste banderuole, che non riesce a mettere assieme uno straccio di governo e che peraltro deve temere che un qualunque straccio di governo  lo svenda ai potentati europei.

E’ molto peggio di una paralisi, è la confusione che annuncia la fine, l’assenza di idee di una vecchia classe dirigente che gioca le sue ultime partite a scacchi di maggioranza non sapendo più dire nulla sul futuro e interseca su un “cambiamento” che è ancora dentro al bozzolo dell’aspirazione. Vero marasma, con incrinature di ridicolo quando l’idea di Bersani di candidare alle presidenze delle Camere l’ambiguo Grasso che voleva premiare Berlusconi per la lotta alla mafia e la giornalista Laura Boldrini in Rai subito e all’Onu per meriti familiari, viene accolta come fosse discesa  a miracol mostrare. I cinque stelle potranno mai dire no all’Onu?, si chiede Menichini, il casalingo di Voghera nonché direttore di Europa, l’unico giornale filo governativo e nello stesso tempo clandestino che si sia mai visto. Ma certo, direi no anche io alle cooptazioni ambigue e alle carriere costruite sulle tessere. Siamo sempre dentro la stessa storia.

Quella su cui è stato creato non solo il blocco affaristico clientelare del Cavaliere, ma anche  il Pd veltroniano, messo in piedi con il kit di montaggio degli apparati, che non è mai stato in grado di funzionare e rassomiglia sempre di più a una sorta di Frankenstein  assemblato dallo scienziato pazzo con i corpi dell’elettorato. Col grande risultato collaterale di frullare la sinistra ormai dedita a scrivere le note a margine. Chissà  quanto potrà durare, a questo punto, viste le prospettive di un governo Bersani, Monti, Lega con la benevolenza del Cavaliere per far contenta la Merkel e la Bce. tutto questo con una sinistra Del resto la situazione nella quale siamo è esemplificata dalla storia dei marò, nata dalla totale incompetenza del governo dei competenti e che ci sta sputtanando ancor più delle perfomance carnascialesche di Berlusconi. Venir meno in modo clamoroso alla parola d’onore data con l’intenzione di fare i furbi, creare ostilità con un protagonista dell’economia mondiale, farsi sequestrare l’ambasciatore come non accadeva dai tempi di Cartagine, intestardirsi in una strategia arrogante e perdente di fronte grazie alla quale siamo totalmente isolati, non è soltanto il frutto di un ministro che dispone solo di un Terzi di cervello, ma del caos e dello smarrimento che ormai percorre tutta la classe dirigente.

Col marasma, si sa, si arriva alla fine definitiva di una stagione tra le più terribili e vacue della storia italiana: ma tutto ciò che possiamo vedere in questo momento sa terribilmente di provvisorio e di abborracciato, di esiguo quando non di miserabile, di incongruo come una reazione automatica quando invece bisognerebbe pensare. E non parlo solo della politica, ma di tutta la classe dirigente e in particolare dei media che hanno la stessa anagrafe, quasi sempre una mentalità contigua, proponendo una narrazione impari agli eventi. Tutti noi siamo portati dal peso di questi lunghi anni di declino in tutti i sensi a reagire come se sulla scacchiera potessimo vedere solo una parte ristretta  di pezzi e di caselle, reagiamo senza avere una strategia, seguendo solo ciecamente delle regole o delle prassi, privi di un fine e di un’idea. Giocare senza un’ideologia, questo è il nostro giusto contrappasso.

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