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Berlusca e Berluschino non cacano senno

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Renzi incontrò Berlusconi ad Arcore nel pieno della crisi che costrinse Silvio all’acquisto in serie di parlamentari. Il sindaco di Firenze, le cui aziende hanno sempre lavorato per Mediaset, disse che si parlò della sua città, ma alcuni commentatori meno disposti a farsi prendere per il naso dal calandrino di Rignano, supposero che un Cavaliere che già aveva fiutato il suo declino avesse offerto a Renzi, di cui conosceva la vigoria aziendalista e destreggiante, una sostanziale successione morbida da portare avanti nel tempo. Il sindaco avrebbe portato  il suo esprit e la sua anagrafe, mentre il Cavaliere avrebbe pensato a spruzzarlo di aura politica intrecciandogli rapporti con Blair e gli ambienti bancari che contano, insomma conferendogli padri nobili più consistenti di Winnie The Pooh e Capitan Uncino.

Lo stesso Berlusconi recentemente sembra voler confermare la sostanza di quell’incontro sostenendo che Renzi ” accese in me la speranza di vedere nascere una sinistra socialdemocratica”. Certo in questo si annida il ridicolo del’uomo con la sua voragine di incultura politica e il suo organetto che suona sempre la stessa canzone in qualsiasi contesto. La verità è che il tentativo era solo quello di far nascere un leader di destra, un Berluschino che tuttavia potesse fregiarsi di un’etichetta diversa e lontana dai  veleni seminati dal cavaliere. Cosa che puntualmente è avvenuta prima con la saga della rottamazione e poi  alle primarie con una candidatura nata e vissuta all’ombra del sistema finanziario (qui) , ma con la presa in giro del camper, idea del resto frutto degli spin doctor berlusconiani al seguito del sindaco.

E oggi  finalmente abbiamo l’ultimo atto di quel piano messo a punto il 6 dicembre del 2010 e fruttificato nel tempo proprio grazie a un ambiente di centrosinistra talmente ossessionato da Berlusconi e dal suo stesso immobilismo, da non sembrare più in grado di discernere le linee politiche. Oggi Renzi scende in campo, per liberarsi di Bersani e proporre il grande inciucio con Berlusconi, terrorizzato che un alleanza Pd e Grillo possa produrre davvero una seria legge contro il conflitto di interessi. E a questo scopo il sindaco di Firenze è andato a rendere omaggio a Monti, facendo così ben capire quale potrebbe essere la politica di un simile governo a tre. Con la benedizione di Scalfari, che ormai come un nerone dei media si gode l’incendio del Paese e si compiace del nuovo purché abbia la sua stessa età.

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