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Alternative für Deutschland: l’euro contestato anche in Germania

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Cattive nuove per l’euro anche al di fuori dei Paesi in crisi. Ad aprile nasce un nuovo partito, l’Alternativa per la Germania che si propone di far uscire il Paese dalla moneta unica proprio per poter rifondare l’Europa. L’annuncio della sua nascita viene dopo il boom di Grillo, la gigantesca manifestazione di Lisbona e l’inasprimento della battaglia di piazza in Grecia, tutti segnali che mostrano come l’austerità non possa più essere perseguita con successo: senza macellerie sociali toccherà ai Paesi ricchi, ma fondamentalmente alla Germania, finanziare il riequilibrio finanziario del continente messo in forse proprio dall’euro.

In questo caso non si tratta di un movimento che nasce dal basso, ma anzi dall’alto, brulica di economisti e di professori, di giornalisti e anche uomini di industria: i fondatori sono l’economista Bernd Lucke, l’editorialista della Frankfurter Allgemeine, Konrad Adam e l’ex numero uno della cancelleria dell’Assia, Alexander Gauland, ma nel gruppo dirigente figurano anche un nipote di Adenauer e l’ex presidente della Federazione delle industrie tedesche, Hans-Olaf Henke. Si tratta dunque di un ambiente moderato e conservatore, probabilmente espressione di un capitalismo produttivo nazionale, che vuole opporsi a quello finanziario, ma non senza un occhio vigile alla democrazia. ” A questo punto– dice Adam alla die Welt – il rischio di uno svuotamento della democrazia è un problema ancora più grave dell’euro”.

Come si può constatare la sostanza di questi ambienti conservatori tedeschi è ben più corposa di quelli italiani che rimasticano interessi a breve termine e aria fritta. Cosa che purtroppo accade spesso anche alla loro sinistra.  Ad ogni modo il programma del nuovo partito si condensa in tre punti chiave: 1) Impedire che attraverso il trattato di Maastricht la Germania si trovi a pagare debiti di altri stati; 2) Dare a tutti gli stati  la libertà di uscire dall’euro; 3) Far ritornare alla Repubblica Federale la sovranità nel frattempo concessa, come del resto stabiliva un precedente referendum ( tenutosi qualche tempo dopo la riunificazione, ndr).

Condensando il discorso si può dire che le ricette e i metodi adottati per frenare la crisi del debito si sono rivelati controproducenti e mettono a rischio la stabilità dell’Europa. D’altro canto salvare ad ogni costo la moneta unica significa da una parte esporre la Germania a massicce trasfusioni di sangue verso l’estero, ma anche a una crisi di sovranità e di democrazia inaccettabili. Qualunque sia l’intreccio di sensibilità che convergono nella nuova formazione, è chiaro che tutto questo apre un campo anti euro anche al centro del continente, rimescolando le carte in tavola. E si tratta di una formazione pesante non tanto in termini di voti (questo si vedrà), quanto di prestigio e di influenza sull’opinione pubblica, qualcosa di cui dovranno tenere conto sia la Merkel che il suo competitore Steinbruk. tanto più che entrambi, non sembrano appassionare l’elettorato, visto che il personaggio più gettonato è Hannelore Kraft, la presidente socialdemocratica del Land più abitato e più industrializzato della Repubblica, il Nord Reno – Westfalia, con una lunga carriera sia nella politica che nella ricerca e nell’innovazione tecnologica.

Questo significa che il tema dell’uscita dall’euro non può più essere snobbato in quanto populista, folle, fuori dalla realtà come troppo spesso è accaduto in Italia dove si aveva bisogno di un facile alibi per la compressione di diritti e welfare: ora sta entrando nella discussione politica in maniera prepotente e a tutti i livelli. Quanto meno è qualcosa di cui occorre tenere conto, che non è più legato a scenari catastrofici, ma semplicemente alle scelte politiche ed economiche. Non fosse altro che per la sempre più concreta possibilità che altri se ne vadano, lasciandoci con il cerino in mano.

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