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La Grecia e le multinazionali di disumanità

greciaDue giorni fa mi sono preso la briga di tradurre un articolo del Guardian (qui) che denunciava la crisi umanitaria in Grecia provocata dalla Troika, un disastro che l’Europa cerca di nascondere per mettere sotto un tappeto di silenzio i suoi errori. L’Fmi che pure continua a castigare Atene, i suoi errori invece li ha ammessi tramite la penna del suo economista capo, Olivier Blanchard : i calcoli erano sbagliati, l’austerità non paga. E tuttavia anche questa ammissione non cambia sostanzialmente le carte in tavola, visto che le ricette imposte hanno una chiara valenza politica che prende solo a pretesto ambigui teoremi economici.

Ogni giorno questo gioco è sempre più scoperto e tuttavia oggi risalta con maggior nettezza come la luce radente sui bassorilievi: tutti ricordano le parole che la signora Lagarde ha più volte lanciato contro il popolo greco perché non pagava le tasse, in una sorta di altezzosa e demente lapidazione. Ma possiamo anche vedere il composto silenzio che la medesima signora tiene di fronte al rapporto Ocse (reso pubblico qualche giorno fa, ma noto già da mesi) il quale denuncia come le multinazionali finiscano per pagare solo il 5,5 per cento di ciò che dovrebbero, cinque volte meno cioè di un poveraccio che guadagna 800 euro al mese per fare un esempio nostro, quasi sette volte meno di una piccola o media azienda italiana. Sono ben note le vicende di Google o di Facebook o di altre grandi  major dell’informatica, ma in realtà si tratta di un comportamento diffuso ad ogni livello e settore  che sottrae miliardi  agli stati e manda in malora interi Paesi. Secondo uno studio americano di qualche anno fa ciò che viene globalmente sottratto si aggira ogni anno  sui mille miliardi di euro.

E del resto quando si vede come le sole Barbados, Isole Vergini e Bermuda attraggono capitali in misura molto superiore a colossi come la Germania e il Giappone  è facile rendersi conto del livello stratosferico che ormai hanno raggiunto questi “giochi”. Naturalmente si tratta di evasioni del tutto legali, ottenute con diversi stratagemmi, il più usato dei quali è avere una qualche filiale nei paradisi fiscali caraibici o europei o asiatici, dove in pratica le imposte sono minime e il gioco è fatto. Quindi si può fare poco o nulla per recuperare qualcosa, visto che la maggior parte delle legislazioni si adegua al modello liberista e globalizzatore .Occorrerebbero e l’Ocse lo fa capire, anzi lo dice per bocca del suo segretario generale Angel Gurria, delle soluzioni globali che potrebbero e dovrebbero essere affrontate dal G20. E tuttavia per arrivarci occorre in primo luogo sconfiggere il pensiero unico e l’idea che il profitto indefinito e slegato da ogni dovere o responsabilità sia la santa icona a cui sacrificare ogni altra cosa.

Bisogna che prima la signora Lagarde non si scagli veemente e indignata solo contro l’evasione del poveraccio di Atene, ma riservi  un po’ del suo sdegno per i suoi compari. Però come si vede la Lagarde tace: parla solo quando si tratta di mettere in forse qualche diritto umano come quello alla salute o alla pensione, ma con chi evade migliaia di miliardi  cicisbea davanti ai cocktail. Che sono un po’ le brioches dei tempi che corrono. Quindi non meravigliamoci della crisi umanitaria greca. Meravigliamoci della nostra rassegnazione piuttosto.

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