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Tangenti: il pirata Silvio e il sacerdote Monti

berlusconi-e-monti-638x425Tutti deprecano le parole di Berlusconi sulle mazzette facendo mostra di una giusta e scandalizzata indignazione. Bene, non è mai troppo tardi, ma purtroppo la deformazione etica del cavaliere è qualcosa che ha messo radici profonde nel Paese, ne condiziona la vita e le aspettative, i progetti e il modo di essere. Che ha detto mai Silvio di così scandaloso e che non abbiamo sentito ripetere mille volte? Una pratica frequente o comune è di per sé legale. Non lo abbiamo già udito da Craxi che siccome tutti rubavano allora non si poteva accollare solo a qualche partito una responsabilità. E’ come dire che non si può processare un ladro di appartamento perché solo una piccola parte degli svaligiatori viene pizzicata. Non abbiamo sentito dire che esiste una costituzione materiale che accoglie le prassi in vigore che siano o meno allineate alla carta fondamentale? Non ci siamo scontrati col ragionamento che non importa se rubano, basta che facciano qualcosa?

E si potrebbe proseguire quasi all’infinito in questo triste collage che disegna un panorama nel quale  l’evasione dalle regole diviene una sorta di “legalità materiale ” del Paese. Una china che arriva fino alle estreme conseguenze perfettamente illustrate dal Cavaliere: la corruzione in quanto diffusa  diventa essa stessa norma e come tale non va sanzionata. Anzi quasi quasi andrebbero condannati quelli che per non pagare la mazzetta, nazionale o internazionale, si fanno sfuggire un affare.

Ora è evidente che questo modo di percepire l’etica distaccata completamente dal l’idea di giustizia e di bene è di per sé una proposizione politica che sostituisce il vantaggio del singolo a quello della società nel suo insieme. Ed è assolutamente evidente che la noncuranza o l’inefficacia della norma finisce sempre per favorire esclusivamente il più forte. L’economia liberista ha vanamente tentato di inerpicarsi su questa strada salvando capra e cavoli,  cercando cioè di dimostrare che il vantaggio del singolo riversa poi i suoi benefici sulla’intera società: lasciate che i ricchi si arricchiscano oltremisura perché qualcosa ne verrà in tasca a tutti. L’ipotesi si è rivelata drammaticamente sbagliata come vediamo dalla crisi che sta determinando il crollo di questa ideologia. E tuttavia anche il pensiero unico non ha mai pensato che le regole potessero non esistere o essere ribaltate a seconda delle situazioni: esse costituiscono l’ordine dentro il quale s’incardina l’idea di profitto indefinito, devono avere una validità universale per essere imposte e anche un consenso sociale estorto creando l’illusione che ci siano possibilità per tutti, mentre è evidente che in questa logica esse si restringono sempre di più.

In questo senso Berlusconi risulta una sorta di eretico del pensiero unico, un corsaro più che un pirata, ma di fatto un pericolo per i poteri forti per i quali l’immoralità dichiarata del cavaliere costituisce una sorta di strappo nell’ordinata scenografia del pensiero unico, una macchia in grado di creare dubbi intorno alla fede della crescita infinita e della “possibilità” per ognuno: è evidente che mazzette, bustarelle corruzione sono un guadagno costruito sulla perdita per tutti, qualcosa che avviene, ma che occorre condannare. In realtà è l’unica differenza che esiste tra Berlusconi e Monti: il corsaro e il funzionario, il peccatore e il sacerdote.

Ma il “progetto liberale” è stato colto dal Paese nella sua versione piratesca e abbordante che del resto ha fatto molto comodo a una classe dirigente mediocre e in difficoltà, compresa quella politica. Ed è anche per questo che il discorso dell’eretico Berlusconi fa molta più presa dell’ortodossia montiana: è più affine all’etica flessibile che è divenuta la filosofia del Paese dove l’altrui immoralità diventa moralismo ipocrita quando applicato ai propri peccati.

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