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Che politica sarebbe senza Nutella?

nutella2Che mondo sarebbe senza Nutella? Lo dice lo slogan e infatti tra i rimborsi di Carlo Spreafico consigliere regionale lombardo del Pd compare anche la magica crema brufolaria, come spesa “istituzionale”. Una  sciocchezza, certo, 2,70 euro messi in conto ai cittadini, ma un esempio fra mille tra quelli che emergono dall’indagine sui rimborsi facili del Pirellone dove figura di tutto, dalle bollette enel, al cambio delle gomme, alle schede telefoniche, al Big Mac.

In mezzo a una legislazione che risale al ’72 e che spesso è confusa anzi ambigua, non si sa bene come si possano configurare da un punto di vista giudiziario queste spese e spesucce che certamente sono robetta di fronte ai grandi affari delle truppe d’appalto cui si sono dedicati Formigoni e la Lega, ma che la dicono lunga sulla mentalità del milieu politico che si concede lauti assegni mensili, vergognosi vitalizi, e che, non contento, usa i soldi pubblici anche per le piccole spese.

L’entità è modesta, ma il significato importante. Testimonia di una noncuranza per i soldi pubblici e dunque per i cittadini, di un concetto padronale delle risorse connaturato ormai a tutte  le forze politiche, di uno spirito di casta sul quale si fondano poi tutti gli scandali ben più consistenti che illuminano e inquietano questa ennesima notte della Repubblica. Quasi una prefigurazione pragmatica e inconsapevole di quel sistema oligarchico che altri con lucida determinazione stanno costruendo.

Tanto che quasi quasi quella Nutella, così popolaresca nel suo distendersi sul pane, così ingenua in quel riferirsi al mondo, pare fin troppo progressista. Forse sarebbe il caso di intervenire, che Monti non s’infastidisca.

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