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La battaglia degli opposti populismi

populismoIl colmo è stato quando ho letto le dichiarazioni del ministro degli esteri tedesco, Guido Westerwelle che metteva in guardia sul fatto che la Germania possa essere fatta oggetto “di una battaglia elettorale populista”. Le parole sono tratte da una dichiarazione fatta il giorno prima da Monti e riprese quasi pari pari: lo si capisce bene perché populista in Germania è una parola usata raramente, fa parte del gergo della politologia e semmai fosse usata comunemente avrebbe un significato positivo come accade del resto in inglese. Nelle culture del nord tutto ciò che si riferisce al popolo non ha mai caratteri negativi, ancorché si usino parole di importazione e semanticamente estranee (in tedesco popolo è Volk (si legge folk) e sebbene i due termini derivino dalla medesima radice sanscrita non sono immediatamente collegabili).

Ma Westerwelle ha usato quella parola per così dire tecnica proprio per fare un endorsement nei confronti di Monti pur senza nominarlo esplicitamente. Tuttavia a questo punto, visto che il nostro politichese sembra essere tra i pochi beni di esportazione sarà bene cominciare ad esplorare il significato di populista e populismo che ormai viene usato per denigrare chiunque, senza però che vi sia una chiara definizione della parola. Importata in Europa come traduzione dal russo e riferita ai movimenti di comunitarismo agricolo sviluppatesi nella seconda metà dell’Ottocento, in realtà è rimasta molto vaga e utilizzabile in molti e opposti significati a seconda dell’occasione e della convenienza. Può indicare l’illusorio rapporto diretto del leader, ovvero dittatore, con le masse, oppure  la tendenza a contrapporre i valori popolari contro quelli delle elites così come l’uso di una retorica che tende a delegittimare i ceti politici o ancora come l’utilizzo di idee-feticcio di presa emotiva, ma prive di sostanza e finalizzate alla perpetuazione del potere. Dunque a parte il primo e l’ultimo significato si tratta di un senso neutro – non negativo o positivo in sé – che non va confuso con qualunquismo e demagogia che indicano malanni che affliggono spesso anche le caste politiche e talvolta anzi ne sono la sostanza.

E allora in che senso sarebbe populista Berlusconi ? E semmai demagogico e retorico perché ora si rivolta contro quella politica di erosione dei diritti del lavoro e del welfare che hanno costituito la spina dorsale della sua politica ancorché portata avanti senza quella spina dorsale che la finanza gli chiedeva. In che senso è populista Grillo che oscilla ogni giorno tra la democrazia totale della rete e l’autorità assoluta del capo? Semmai è qualunquista perché esprime tesi vaghe e soprattutto perché in quanto leader e garante dei leader del movimento, naviga dentro un’ambiguità di fondo che ha poco a che vedere con la discussione che avviene dentro i meetup. In realtà è qualunquismo anche credere che nulla possa nascere al di fuori della forma classica di partito e che popolare e populista abbiano lo stesso significato.

Però è populista anche il Pd che chiama il popolo alle urne per scegliere un leader, ma non per scegliere una politica visto che per votare occorreva sottoscrivere l’adesione all’agenda Monti. Ed è populista quando per accreditarsi al potere, per essere elite, partecipa a diffondere il feticcio dello spread sui titoli di stato a 10 anni (e solo quelli) fingendo di non sapere che intanto si tratta di un indicatore economico ritenuto universalmente marginale e oltretutto è facilmente gestibile nelle sue montagne russe da un pugno di banche e di istituzioni finanziarie decise a spremerci come limoni pur di non perderci nulla.

In che senso non è demagogico e qualunquista  il centro che oltre ad essere invischiato in tutte le cose dette sopra, tenta di abbindolare con presunte e ipocrite devozioni religiose, ma anche con la contemporanea immissione di carini che ne sono l’antitesi?

In realtà in questo scontro di opposti populismi, demagogie qualunquismi, è proprio Monti a sottrasi. Lui e gran parte dei suoi ministri con mire politiche  non nascondono affatto (o appaiono goffi fino all’inverosimile quando tentano di farlo) di stare portando avanti la politica e la visione delle elites finanziarie in diretta contrapposizione con la volontà, la vita, la stessa saggezza del popolo. E affidano al complesso mediatico il compito di confondere fatti oggettivi che mettono in drammatico ridicolo le giustificazioni esoteriche delle quali si compiacciono. Anzi da una domenica all’altra mi aspetto un aspro editoriale contro una realtà divenuta populista.

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