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I mercenari e la Lista per (fottere) l’Italia

Il grande nulla si muove. La piccola, miserabile storia infinita della politica di corridoio e di manovra cerca salvezza e riconosce il suo Atreiu nel signor Monti trovandovi consistenti affinità elettive, anche se il premier non è stato eletto da nessuno. Gli scampoli di un’epoca, quel Fini che sembra esistere solo a Montecarlo e anche lì solo come fantasma, la truppaglia sparsa dei pidiellini radunati dal caporalato di Verdini & C e infine i fioroniani stanno pensano alla Lista per l’ Italia, con Montezemolo, Bonanni e boy scout  da spacciare alle prossime politiche come polverina magica per fare da pilastro al premier.

Sembra impossibile ma Beppe Fioroni ha al suo attivo 46 uomini (si fa per dire) tra Camera e Senato, tutti intruppati nel Pd come una cancrena, anche se bisogna dire che l’amicizia con Lusi deve avere qualche parte nella fiorente pattuglia. E adesso non gli sta più bene la politica socialdemocratica (sic) del partito e vuole uscire a respirare finalmente l’aria assieme ai naturali partner. Va al centro come se la socialdemocrazia del Pd di cui si vede il fumo, ma non l’arrosto, fosse davvero la sinistra. Questi navigati sciuponi di bilancio, non sono riusciti a capire che il centro è una topologia parlamentare, ma non una posizione politica, ma a quanto sembra non hanno nemmeno sentito parlare di quella famosa fusione di culture da cui sarebbe dovuto nascere il Pd. Sono semplici conservatori e reazionari che per puro interesse personale e di clan hanno seguito le vicende della disgregazione della Dc, ritrovandosi nei luoghi più improbabili.

Ora le stesse voci suadenti che hanno materializzato un sacco di soldi per la campagna di Renzi, chiamano Fini, Fioroni e compagnia a una più appropriata militanza tra i mercenari dei massacri: nel Pd c’è già il sindaco di Firenze a coprire questa posizione  con molto maggior successo visto che è un uomo di spettacolo e non di apparato, dunque i vecchi tromboni non servono più e invece possono essere preziosi altrove, sempre che si trovino le risorse per farli eleggere. Lo stesso Fioroni dovrebbe chiedere una deroga per continuare a militare in un partito che gli è completamente estraneo, ma che, anche grazie a lui, sta diventando estraneo anche al suo elettorato.

Ora, sarebbe una vera manna per il Pd se fosse finalmente liberato da queste palle al piede, anche se D’Alema sarebbe terrorizzato dalla perdita di così illustri raccoglitori di voti, ma non è questa la cosa che mi interessa quanto la domanda: come mai a un ‘uomo che da una quindicina d’anni abbondanti ha partecipato all’Ulivo e poi al Pd, dunque a un tentativo socialdemocratico, almeno nelle intenzioni, adesso che è scomparsa persino l’intenzione, diluita nella grande calderone della necessità, finga di provare un’invivibile disagio? Guarda caso, queste prese di distanza sono avvenute, prima delle elezioni cruciali , anche in Grecia e in Spagna: nel Pasok con una quarantina di deputati decisi a far cadere il governo Papandreu, se quest’ultimo avesse fatto resistenza alle dimissioni e all’imposizione di Venizelos da parte dell’Europa. In Spagna sono stati invece alcuni baròn (leader regionali) del partito socialista a minacciare l’addio se Zapatero non si fosse dimesso lasciando campo libero a Rajoy.

Da noi dove il governatore si è già insediato con una manovra di palazzo, c’è bisogno di una truppa che sia disposta ad alzare le insegne dell’agenda Monti, assieme a quelle vaticane, insomma di qualcuno che non faccia solo appoggio esterno e che testimoni dell’esistenza di un’opinione attivamente favorevole al massacro del Paese. Et voilà, non c’è poi bisogno di cercare molto: la mediocrità si trasforma in merito, l’ipocrisia in virtù, la nullità il qualcosa di cui c’è assoluto bisogno.

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