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Obama e l’abbronzato col maglioncino

Sulla vittoria di Obama, ci sarebbero mille cose da dire e molte di queste mille con compaiono nelle diecimila che si affollano lungo i canali dell’informazione. Ma non voglio fare l’ennesimo finto esperto di america, quanto mettere in luce alcuni elementi grotteschi che ci legano a queste elezioni e che testimoniano della pochezza nella quale siamo immersi. Com’è ampiamente riconosciuto uno degli elementi che ha permesso ad Obama di rimanere alla Casa Bianca, nonostante la macchina da guerra repubblicana, oliata con generosità dalla finanza, è stato il sostegno alle attività manifatturiere nella “cintura dell’acciaio”: sostegno alle aziende automobilistiche in crisi, aiuti statali per favorire il ritorno di imprese che si erano delocalizzate evitando così un disastro per l’occupazione e di conseguenza un drammatico dissolvimento delle relazioni industriali.

Ora capita che Marchionne abbia fatto da testimonial ad Obama, a cui deve i miliardi di prestiti con cui ha messo le mani sulla Chrysler (o viceversa, a seconda dei punti di vista) e dunque ha sostenuto una politica di intervento attivo dello stato nell’economia. Ma in Italia è invece diventa mister Hyde e cerca di fare della Fiat una specie di corpo separato, di luogo dove le leggi e la stessa Costituzione  non hanno vigore. Ricatti inauditi sul lavoro e progressiva deindustrializzazione sono le sue stelle polari, il tutto condito da clamorose bugie e da manovre machiavelliche per cercare di svicolare dalle responsabilità: non è escluso che tutta la carognesca vicenda dei 19 di Pomigliano, serva a nascondere l’intenzione di ridurre drasticamente l’organico.

Ora cosa rende il manager col maglioncino un democratico in Usa e un padroncino delle ferriere in Italia? Possibile che ci sia un cambio di personalità così evidente in poche ore di volo? Niente affatto, Marchionne rimane lo stesso squalo su entrambe le sponde dell’Atlantico, solo che su questa un ambiente politico fiaccato, disperso, privo di idee e spesso subordinato al potere economico, la sovrabbondanza di sindacati gialli e cortigiani, gli consente di fare cose e che altrove non gli sarebbero concesse. Se fin da subito gli avessero detto no invece di signorsì, avrebbero fatto un grande favore sia al Paese, sia alla stessa Fiat che avrebbe saputo di non poter risposare sulla connivenza e sulla complicità nel suo piano di sganciamento dall’Italia o di limitazione di diritti.

Il fatto è che qui non abbiamo abbronzati, ma solo facce di bronzo.

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