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Le primarie, il Pd e il paradosso del Cretese

Credo che tutti conoscano il paradosso di Epimenide, quello dell’abitante di Creta che al viaggiatore appena giunto dice ” Tutti i cretesi mentono sempre”. Se dice la verità la frase è falsa, se è bugiardo la frase è egualmente falsa. E’ ciò che si chiama una proposizione autonegante, ma si adatta benissimo ai paradossi di una stagione paradossale.

Una settimana fa ne abbiamo avuto l’esempio più limpido quando Flores D’Arcais ha sostenuto di aborrire Renzi, ma di voler votare per lui alle primarie per far esplodere il bubbone del Pd e separare il grano del riformismo progressista dal loglio di un conservatorismo appena travestito che trova nel sindaco di Firenze il suo volto nuovo, peraltro generosamente foraggiato dallo star sistem finanziario nella vecchissima maniera. L’idea di rottamare il Pd indeciso a tutto, inchiodato come una pelle d’orso alle contraddizioni di un matrimonio sterile e di liberare così molti milioni di voti che oggi sono congelati dentro un contenitore che ne tradisce le speranze, è totalmente condivisibile. Ma il problema, la domanda è: esiste davvero questa vasta opinione di sinistra che è tenuta segregata come il prigioniero di Zenda dentro il corpaccione della balena rosa?

Qui subentra il paradosso: in un partito dove Renzi vincesse le primarie, relegando Bersani al voto d’apparato, c’è realmente  questo serbatoio? In realtà se ci fosse, Renzi non sarebbe nemmeno diventato l’antagonista. Negli ultimi due mesi abbiamo assistito nel nome della rottamazione del vecchio a brividi di entusiasmo per un banale talk show e per un programma che naviga tra l’ovvio del temino elementare (puntare sul turismo, più asili nido and so on) al marcheggionamento  spinto e  molesto. Segno che l’opposizione a Berlusconi e alla sua corte dei miracoli, ha navigato per anni sulle onde dell’emotività, senza tradursi in pensiero politico e alla fine scaricandosi dentro una giustissima, ma elementare avversione alla casta.

Ma qui permettetemi un altro paradosso: l’opinione di sinistra rimane dentro una paralisi della ragion pratica, proprio perché  non viene espressa da chi ci si immagina dovrebbe farlo: il dilemma che ci propongono le primarie Pd per il futuro del Paese è tra l’essere entusiasticamente di destra o rassegnatamente di destra per necessità. Quindi non so se una vittoria di Renzi possa avere l’effetto di scardinare il Pd oppure quello di spingere l’area riformista ad essere più Renzi di Renzi: una mirabile ruota della sfortuna.

Antinomie indecidibili e comunque non più all’interno dei vecchi soggetti politici dove liquidità gassosa e concrezioni dure come il cemento, apparati, interessi, pressioni  formano un paesaggio irreale e desolato. Proprio oggi la notizia che Diliberto lascia la federazione della sinistra per accordarsi col Pd e non disdegnando l’Udc, dimostra che ormai la ricerca della salvezza personale fa aggio su tutto: che porti tutto con sé, compresa la sua salma imbalsamata, raffigurata sull’agendina Monti. No, solo nuovi soggetti politici potranno togliere dal coma l’elettorato e salvarci da una tragedia greca in tutti i sensi. Che sta bussando alla porta, anche se non ce lo dicono.

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