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Europa, così è se vi pare

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La politica italiana ha fatto dell’Europa un feticcio. Non qualcosa con cui avere un rapporto vitale, ma una bandiera  da sventolare per sottrarsi alle responsabilità e alle decisioni o un alibi per salvaguardare il sistema di caste braminiche di cui si compone la nostra classe dirigente. Invece di agire dentro l’Unione, ci si limita o prendere ordini o a ignorare i medesimi quando fa comodo e ci si fa imporre una visione ultra liberista con cui gli stati forti massacrano quelli deboli, salvo gettare alle ortiche i vari trattati quando fa loro comodo. Il nulla a cui si è ridotta la politica italiana, dopo tanti anni di ozio sui trespoli del bar di Silvio, è incapace di difendere il Paese,  lo abbandona agli sciacallaggi ideologici e multinazionali, ma  eroicamente resiste alla Ue quando si tratta di difendere se stessa e i potentati a cui è avvinta. e questo è tutto, squallidamente tutto.

Negli ultimi sette giorni sono arrivati due esempi clamorosi su cui i media si sono ben guardati di andare a fondo. Il primo riguarda l’uomo che sussurrava a Mancino, la vibrante altissima carica. Da quando la cura di sondaggi gli ha ridato la capacità di ascoltare i boom e ancor più dopo le elezioni in Sicilia, Napolitano è tornato ad insistere per una nuova legge elettorale che elimini le insidie di Grillo e  dell’astensione e sia in grado di cristallizzare un sistema politico fatto apposta per sostenere  l’agenda Monti, senza se e senza ma, senza fiatare insomma. Ce lo chiede l’Europa? L’Europa della finanza, dei pescecani e della cancelliera che sussurra ai presidenti, di certo. Ma in realtà l’Europa come istituzione sostiene che una legga elettorale debba essere cambiata almeno un anno prima delle elezioni, altrimenti la democrazia è a rischio. A quale di queste due Europe vogliamo fare riferimento?

Il secondo esempio viene dalla Francia. Hollande presterà alla Peugeot – Citroen 7 miliardi di euro per consentire all’azienda di superare la crisi e adattarsi al nuovo mercato oltre che per portare a termine la fusione con la Opel. A una condizione però: che nel consiglio di amministrazione siedano un rappresentate dello stato e uno dei lavoratori. Fantascienza certo per l’Italietta dei Monti e dei Marchionne tutta intenta a svendere, ma insomma se non sono aiuti di stato questi. Però siccome la cosa interessa Francia e Germania, nessuno in quel di Bruxelles fiata. Mentre a noi arriva una procedura di infrazione per aiuti di stato: alcune aziende  hanno ricevuto troppi fondi per risollevarsi dalle alluvioni dell’anno scorso. Da ridere. Però la cosa triste è che nessuno abbia un minimo di palle per mandare dove dovrebbero i burocrati che hanno redatto quest’atto di accusa, ma nemmeno la saggezza di proporre la stessa cosa per la Fiat che di fatto si avvia a chiudere la Lancia senza produrre alcuna novità. Né l’uno, né l’altro, come ci si aspetta da superbi tecnici che vincerebbero il concorso dei buoni a nulla e da una politica che la medaglia in questo campo se l’è già conquistata.

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