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Autocombustione della democrazia

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Pare che la diagnosi sia autocombustione.. ma anche ammettendo che la ragazza della Louisiana si sia data fuoco da sola come un bonzo adepto della religione della disperazione, una società civile e democratica dovrebbe mettere in campo tutte le sue forze di investigazione per indagare sui motivi di un così cocente dolore, di una così terribile angoscia, di un così profondo dolore solitario e bisognoso di attenzione, si un così feroce protagonismo dell’inquietudine.
Invece – e se invece è stato proprio il KKK risvegliatosi e reso più protervo dalla debolezza, peggio mi sento – le indagini sono state affidate alla polizia municipale, a uno di quegli sceriffi che abbiamo conosciuto nei telefilm, accurati e determinati nell’uso di lavare i panni sporchi in casa, con poca pubblicità, e impegnati nella difesa del villaggio dalle incursioni del mondo esterno, visto come lo “straniero”, rischioso e indesiderabile. Una forma di esercizio dell’autorità e di amministrazione della giustizia che piaceva alla lega e che oggi sembrerebbe addirsi al governo che predilige forme privatistiche, più facilmente controllabili e ricattabili.

Il fatto è che in America, come da noi, il razzismo si declina in varie forme ormai, si configurano nuove modalità di rifiuto ed emarginazione. Ma l’intento è sempre lo stesso, mettere sotto, nelle sprofondo, i poveri, i più disuguali, siano bianchi, neri gialli, donne, omosessuali, malati. E rendere implacabile e ineluttabile la marginalità, in modo che per uscirne anche per un quarto d’ora di celebrità, per richiamare l’attenzione, sia necessario diventare carnefici di se stessi, usare il masochismo come ripetitore, fare a se stessi quello che si vorrebbe fare ad altri per sanare la tremenda ingiustizia della quale si è vittime.
Tocqueville aveva messo in guardia da qual morbo insidioso, il disincanto della democrazia che fa abbassare la guardia, che fa astenersi dalla vigilanza, perché la democrazia è un esercizio faticoso, richiede senso di responsabilità per anteporre l’interesse generale a quello particolare eil bene comune alla custodia di quello personale.
Avremmo dovuto ricordarcene e dovrebbero ricordarsene quelli che pensano che con Obama si siano prodigiosamente e magicamente rimossi dall’autobiografia nazionale secoli di sopraffazione razzista.

Dovremmo ricordarcene anche noi, che abbiamo pensato di superare quello che permaneva di arcaico, borbonico, familistico, clientelare nella nostra società abbracciando il mito “futurista” dell’America, ben rappresentato in anni lontani, ma la Fiat sembra rimasta ferma a quello, dall’allegoria della Ford: il progresso inteso come dinamismo, velocità, viaggio, ma alla portata del popolo.
L’azione e i vantaggi della modernità erano a carico di un paternalistico capitale che ne distribuiva a tutti perché ne “approfittassero”, spargendo un pizzico del suo profitto, granelli di zucchero del benessere che, come doni della provvidenza e dell’iniziativa privata dovrebbero rendere sopportabili le iniquità, le disuguaglianze e lo sfruttamento, raggiungendo la virtù attraverso il vizio, per “buscar l’oriente attraverso l’occidente”.

In troppi, soprattutto con l’abbandono delle ideologie, sostituite dalla rinuncia alle idee e alle radiose visioni del futuro da parte della sinistra, hanno creduto che la democrazia si consolidasse e esportasse con i telefilm, con l’accesso meno selettivo a beni di consumi. E poi con la circolazione di quelle scommesse in sicura perdita nel gioco d’azzardo finanziario, fantasiosi fondi pensionistici, aeree proprietà immobiliari, creativi derivati, che hanno avviato l’export della rovina globale.
Lo spirito d’avventura americano, le nuove frontiere sono state spostate, le colonne d’Ercole sono state superate – quelle della conquista, della conoscenza, della novità. Restano innumerevoli zattere della Medusa, qui da noi, nello Stretto, ma anche nell’andirivieni con il Messico per andare dove quel giorno c’è meno fame e umiliazione, sulle quali tentare le strade della sopravvivenza, tentando i mari per traversare le disparità.
La nuova avventura per il pingue Occidente in dieta, è quella del dopo-la-catastrofe, cominciata con Noè, proseguita con tutte le epopee leggendarie del viaggio. Non ci sono soap che tengano, nemmeno colossal fantascientifici che ci mostrino la strada. Siamo alle prese con la traversata metaforica dell’esistenza alla ricerca di un senso meno effimero e doloroso, un ritorno a una casa che ci hanno tolto, quella dell’utopia, del sogno di un noi, migliore e felice.

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