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I ricatti di zia Lagarde e zia Bce. Solo alla Grecia?

Da qualche giorno circola una lista di circa 2000 politici greci che avrebbero portato soldi all’estero nel bel mezzo della crisi alla faccia dei sacrifici imposti ai cittadini. La cosa è venuta fuori in questi giorni particolarmente rischiosi per il governo di Atene, ma  in realtà era stata  fabbricata nell’autunno del 2010 dall’allora ministro delle finanze francese Christine Lagarde, oggi direttore dell’Fmi e distribuita a vari governi europei, oltre che a quello greco. Che senso poteva avere questa operazione fatta nel completo silenzio stampa e permettendo oltretutto che ad Atene l’elenco venisse subito inghiottito dalle sabbie mobili e non se ne sapesse nulla?

Già è singolare che un governo s’incarichi di distribuire liste di “proscrizione” riguardanti un altro Paese dell’Unione. Ed è ancora più strano se si pensa che i duemila iscritti nell’elenco e appartenenti a tutti i partiti, avevano fatto una mossa politicamente ripugnante, ma perfettamente legale. Però tutto torna perfettamente se si inquadra l’operazione  in una sorta di ricatto nei confronti dell’intero mondo politico ellenico perché non si azzardasse a resistere alle richieste della troika e men che meno a pensare ad un’uscita dall’euro: l’elenco dei duemila, messo su un Cd, è stato infatti distribuito segretamente proprio nel periodo della campagna elettorale che nel novembre del 2010 portò alla vittoria del Pasok. Un monito in più: o fate come dice la troika o vi sputtaniamo.

Non mi meraviglio affatto di questa operazione ricattatoria che sicuramente non era un’iniziativa della sola Lagarde o del governo Sarkozy, ma con tutta evidenza era appoggiata da altri potentati oltre che dai centri bancari e finanziari con in testa la Bce: ho l’impressione che queste cose siano divenute la normalità. Però mi chiedo se la lista Lagarde sia la sola che gira o non ve ne siano altre dello stesso tipo e magari ancor più compromettenti che riguardano altri Paesi. Di fronte alla docilità di interi Parlamenti intenti a massacrare i propri Paesi per aderire a ricette che oggi lo stesso Fmi rigetta come inefficaci e controproducenti, viene il dubbio che esistano degli sconosciuti strumenti di pressione tali da ridurre al balbettio le opposizioni.

In altre parole non è che esista anche una lista italiana? In fondo sarebbe un sollievo sapere che alcuni sono costretti ad appoggiare certi massacri: sempre meglio che dover pensare che ci credono davvero.

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