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L’Europa della finanza al capezzale di Formigoni

E’ facile dire Europa, sperando che evochi progresso, pace, giustizia e perché no anche buoni sentimenti. Basta la parola, come si dice e molta politica campa semplicemente pronunciandola. Invece no, ogni giorno che passa la politica europea si rivela sempre più lontana dalle benevole connotazioni che abbiamo introiettato e arriva ad essere persino scandalosa nella sua adesione alla finanza e nel rigetto della democrazia sostanziale. Il caso della Grecia lo mostra senza possibilità di dubbio. Ma proseguendo su questo piano inclinato si arriva  facilmente all’indecenza, come è accaduto in questi due ultimi giorni.

Da una parte il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha svelato quali saranno le proposte della Merkel per un nuovo trattato continentale: la creazione di un supercommissario per l’euro, una specie di dictator della moneta unica con la facoltà di imporre agli stati membri tagli e massacri sociali fino ad arrivare al commissariamento. Inutile dire che si tratterà di qualcuno non eletto, ma scelto dai governi nelle segrete stanze dove pressioni bancarie e finanziarie, oltre che la legge del più forte la faranno da padrone. Si tratterebbe della democratica istituzione di una dittatura visto che la sovranità degli stati verrebbe riversata su poteri non elettivi, estranei al concetto di cittadinanza. E’ la dimostrazione che l’euro e il suo mantenimento a dispetto dei santi o per evitare perdite ai centri finanziari è diventata l’arma fine di mondo del neo liberismo politico.

La cosa è evidente, anche se il cumulo di positività attribuito al’Europa in questi decenni, impedisce a molti di vedere con lucidità la mutazione avvenuta. Però ogni tanto c’è qualcosa che dovrebbe illuminarci. Per esempio l’articolo del Financial Times Deutschland che esprime preoccupazione per l’esplosione degli scandali in Italia e in particolare per quello di Formigoni che coinvolge la più importante regione italiana dal punto di vista economico . E badate non si tratta di una preoccupazione per il tanto denaro che finisce in ruberie, dirette, ma soprattutto indirette dentro un sistema politico affaristico così soffocante e pervasivo che persino l’ex presidente di Confindustria, Marcegaglia ne è un tipico esponente. No, preoccupazione perché l’emergere della corruzione come da una pozzolana nauseabonda, crea rigetto verso la politica e potrebbe mettere in pericolo la continuazione dell’agenda Monti, con lui o con qualcun altro alla guida (“ein alarmierendes Signal an den Kapitalmarkt, der auf politische Kontinuität in Italien hofft.” Un segnale di allarme per il mercato dei capitali circa l’auspicata continuità politica in Italia).

Insomma invece di compiacersi per la scoperta sempre più evidente di quella corruzione che mangia enormi quantità di risorse finanziarie il cui recupero permetterebbe di risolvere molti problemi di bilancio, di debito e di crescita, si esprime il timore che gli scandali siano, come dire, inopportuni, rispetto alla continuazione della macelleria sociale dettata dalle troike. Ecco la miseria a cui si è ridotto lo “spirito europeo”. Decisamente non basta più la parola, anzi sta diventando decisamente equivoca.

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