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Il 28 dicembre, la Grecia esce dall’euro?

Va bene che sono fassista del web, ma adesso anche disfatissta, come direbbe  Manica Rimboccata , capo cheyenne? Per fortuna no, non sono io, ma  il New York Times che pare essere pessimista su Atene e riporta una strana e amara notizia:  Bank of America – Merrill Lynch sta valutando la possibilità di caricare camion con denaro contante e spedirli ai confini della Grecia. Formalmente  per assicurare che i suoi clienti possano continuare a pagare i dipendenti in caso non fosse disponibile denaro, ma come ognuno può capire per non dover convertire gli euro dei suoi clienti e suoi in dracme.

Se lo dice la Merril Lynch che a maggio prevedeva catastrofi se la Grecia fosse uscita dalla moneta comune, vuol dire che ormai si sta rinunciando alla recita delle parti in commedia e si prende atto che la Grecia è stata stroncata, massacrata dai suoi salvatori. E del resto l’istituto di credito non è certo il solo a pensare che il tempo stia stringendo: un sondaggio effettuato dal Ceb (Corporate Executive Board) mostra che l’80% dei clienti Merryl Lynch  ritiene che la Grecia uscirà dalla moneta unica, mentre il 25% ritiene che anche altri Paesi lo faranno.

Ma il NYT non si limita a riportare questi inquietanti progetti, queste scene di camion pieni di soldi che vanno al confine, come in qualche immagine della seconda guerra mondiale, fornisce anche una o più date possibili per l’evento. Gli analisti di Bank of America – ML, valutano che l’annuncio di una eventuale uscita dall’Euro dovrebbe avvenire il venerdì dopo la chiusura delle borse con il lunedì successivo di festa per stemperare i primi momenti di panico e permettere alla gente di elaborare la notizia. Abbastanza ovvio, anzi diciamo fin troppo per meritare l’impegno di analisti finanziari e forse la citazione sul New York Times se non nell’intento di suggerire una mappa temporale meno vaga. Ora la data più vicina in cui queste condizioni si verificano è proprio la fine dell’anno: lunedì 31 dicembre infatti sebbene festa non legalmente riconosciuta, è di fatto giorno di vacanza  e di pausa per le banche in Grecia come del resto in molte parti del mondo, Germania compresa  tanto più che il giorno successivo, primo gennaio, è giorno di totale chiusura. Oltretutto sarebbe anche una data perfetta perché il cambiamento di valuta coinciderebbe con il passaggio di anno. Altri lunedì festivi cadono il 18 marzo e il 25 dello stesso mese che è anche la festa nazionale.

Ma per come stanno precipitando le cose le ultime due date appaiono anche troppo lontane nel tempo ed è ormai palese che si cerca di tamponare la situazione, di non fare esplodere una crisi fino alle elezioni americane: dopo il 6 novembre però le cose cambieranno abbastanza rapidamente, non solo per la Grecia, ma su tutto il fronte di crisi: se la Merkel entro certi limiti sta dando l’impressione di voler lasciare più spazio di azione a Draghi di quanto non voglia darne la Bundesbank, è solo per evitare un precoce acuirsi della crisi e il disastro assoluto che sarebbe una presidenza Romney, l’uomo con il cane sul tetto della macchina. In fondo mancano due mesi  e forse tra ordini di scuderia, richiami, parole consolatorie, esitazioni  e magari qualche temporanea concessione ci si arriva.

Naturalmente non pretendo di fare il profeta di sventura sulla base di un articolo e delle previsioni di Merryl Lynch, può darsi benissimo che si tratti di interpretazioni eccessive. Ma da come conosco i giornali e i loro meccanismi interni il tutto ha il sapore di un avviso dato in maniera poco appariscente, ma concreta. E di certo i furgoni pieni soldi appostati alle frontiere, anche solo ipotizzati o minacciati, sono già il crollo di un’era.

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