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Si schiudono le uova del Draghi: San Giorgio cercasi

Più chiaro di così non poteva dirlo, il guardiano dei tesori. Quel Mario che nel cognome evoca il ruolo principale della millenaria mitologia draghesca, difendere le ricchezze e il potere e anche più recenti inquietudini: die Eier des Drachen, il piano dei nazisti sconfitti per seppellire e nascondere gli strumenti di una futura rinascita. Forse è difficile mettere in relazione tutto questo con il funzionario di banca che guida la Bce il quale non ha artigli, né vomita fuoco e neanche vola. Ma se appena appena ci allontaniamo dall’apparenza quel cognome acquista un senso: di quale potere è a guardia Mario Draghi?

Certo di quello dell’amico e sodale Monti e degli altri governatori imposti, suggeriti, aiutati in mezzo continente. Ma si tratta solo di araldi, cavalieri di lungo corso, di rappresentanti burattinati altrove, ancorché convinti di essere davvero paladini. Il vero potere è molto oltre e più diffuso, meno interpretabile con singoli personaggi, uno spirito del tempo  che ha perso l’esprit, una costellazione di potentati finanziari trascinati per inerzia  invincibile all’ultima contraddizione. Fatto sta che Draghi oggi ha scoperto il gioco, un po’ miserabile di questa Europa, ferma come una statua di sale, dilaniata dai suoi interessi e incapace di fare un passo né indietro né avanti:  Euro a tutti i costi, ma nessuna futura federazione. Aiuti si, ma condizionati all’impoverimento e alla distruzione dello stato sociale.

Insomma qualcosa che rassomiglia all’insensatezza stessa: un tiranno monetario da imporre a un’area economicamente disomogenea a fini politici e insieme la negazione della possibilità di un ‘Europa politica che possa un domani mettere in crisi il disegno.  Tutti obiettivi, presupposti e idee covate a lungo, che ora si schiudono nelle parole del guardiano del potere, come per un naturale processo di maturazione, non contrastato in nulla dai chierici dell’intelligentzia continentale che hanno chiesto l’autostop per proseguire un viaggio in direzione contraria alla speranza della quale si erano stufati; accettato con osceno abbandono dalla politica; penetrato nel sangue delle future vittime. E ora sempre di più s’intuisce la coda, l’artiglio, il fiato di fuoco, dietro lo scenario della crisi che è dramma di popoli e commedia delle elites.

Così il funzionario ha aperto la bocca ed è uscito il fuoco invece della rassicurante ninna: la condanna al dramma immobile dell’impoverimento. Ci vorrebbe un San Giorgio, nato nella fantasia dei crociati dalla visione della statua di Costantino che schiaccia i nemici dell’umanità sotto forma di drago, in una Bisanzio fiammeggiante e intarsiata d’oriente.  E forse più che un eroe ci vuole un popolo.

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