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I cravattari di Helsinki

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Non mi stupirei se venissero con le taniche di benzina per dare fuoco alla serranda. Oh certo il segretario di Stato agli Affari europei Kare Halonen e il sottosegretario alle Finanze Martti Hetemaeki, arrivati oggi in Italia sembrano personcine a modo, di composta ineleganza nordica, mica gli inviati dei cravattari, ma purtroppo la loro funzione non è diversa: vengono a chiedere garanzie immobiliari e industriali per gli eventuali prestiti che l’Italia potrebbe richiedere dal fondo salvastati per tenere a bada gli spread.

Si ripete lo stesso copione della Grecia in cui fu direttamente la troika a chiedere le stesse cose. E allora tanto perché sia chiaro a tutti in che situazione siamo: per essere aiutati, dall’Efsf o dal  Mes, non si sa bene fino a quali livelli di spread e dunque senza avere nemmeno una contropartita precisa, non solo dovremo conferire 125 miliardi di euro per la nostra quota ( quella della Finlandia è di 12, 5 miliardi), non solo dovremo sottostare  a perdita di sovranità e a diktat per quanto riguarda welfare, salari e occupazione, ma dovremo anche dare garanzie ai signori finlandesi e a tutti quelli che avranno la faccia tosta di chiederlo e noi l’irresponsabile idiozia di  accettare per poi fare la fine di Atene. Parlo ovviamente non degli italiani, ma della classe dirigente di questo Paese.

Il Mes con la sua dotazione di 750 miliardi (un’inezia per i mercati finanziari),  tutti derivanti alle casse degli stati, non serve certo alla salvazione, ma solo ad imporre politiche liberiste a tutto il continente. Facciamo però un caso di scuola: supponiamo di avere bisogno di 200 miliardi per tenere gli spread a un livello da lunga agonia. Bene, 36 di quei miliardi saranno i nostri, mentre solo 3,4 miliardi saranno della Finlandia. Eppure questi hanno il coraggio di venire a chiedere anche garanzie in proprio. Ma più che di coraggio si tratta di uno sporco gioco, ispirato da Bruxelles: prima minacciano di uscire dall’euro e poi per accettare di rimanere esigono garanzie “personali” dai Paesi indebitati . Hanno capito fin troppo bene le potenzialità politiche della moneta unica e i variegati interessi che spingono a sostenerla non per la sua coerenza economica, ma per la sua valenza come veleno per welfare e diritti.

Così si sono presentati a proporre e incoraggiare l’emissione di “covered bond” garantiti con i beni architettonici, demaniali e industriali italiani. Una cosa che certo si può immaginare, ma  che dovremmo fare noi in proprio, lasciandola come ancora di salvezza nel caso di una insostenibilità della situazione economica e monetaria, invece di sottostare ai cravattari finlandesi che in realtà sono interessati a trarne profitto per salvare la Nokia. Naturalmente l’idea è piaciuta a Monti. Quando si parla di svendere, l’uomo non si fa scappare un’occasione.

 

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