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Giannino scende in campo, pardon in sartoria

Se ne sentiva il bisogno, anzi diciamo che era un vuoto incolmabile, una vedovanza politica inconsolabile: quello di una formazione liberista. Abbiamo avuto vent’anni di liberismo berlusconiano, abbiamo un governo liberista che risponde ai liberisti europei, cattolici liberisti, fascisti liberisti, nuovi personaggi liberisti come Montezemolo,  tre quarti del Pd liberista, un presidente liberista e tutti gli altri che davanti al liberismo si scappellano. Ma non importa: dal momento che il Paese e finito nella merda grazie a tutti costoro, sarà il caso che il vuoto di idee e di dignità sia riempito da qualche altro liberismo, magari super, extra, iper, soprattutto patinato.

Eh lo stellone d’Italia… quando le cose vanno male, quando le filosofie ripetute sino allo sfinimento si rivelano dei passi falsi, c’è sempre qualcuno pronto a non avere idee e a fornire una qualche rivisitazione all’insegna del territorio: più che politici abbiamo chef della politica che al posto della banalità a pezzettoni, la passano al mixer per conferirle cremosità. Ora tocca a Oscar Giannino colmare il vuoto di posizioni liberiste e scendere in campo, come il filo di extravergine sulla tartare alla Moody’s.

La cosa mi strappa un sorriso perché quel dandy è simpatico ed è soprattutto molto abile a parere un esperto invece che un orecchiante. Certo non è colpa sua se vanta una laurea in legge, se ha passato una vita a fare il responsabile del Pri, che non è una pernacchia, ma era un partito, se per anni è stato responsabile dell’economia per il Foglio che più o meno vuol dire fare il panettiere in una cava di marmo, se era vicedirettore del Riformista. Però il liberismo berlusconiano forniva i mezzi per le giacchette colorate e i colossali conti del coiffeur, ma non era abbastanza puro: adesso si fa sul serio con una squadra che va dalla Marcegaglia con i suoi conti neri, all’ ondivago Zingales che niente meno è consigliere economico di Renzi, ad alcuni uomini di Montezemolo, per finire al neo assunto nel meraviglioso mondo di Repubblica, l’Alessandro De Nicola, parente del De Nicola presidente, che milita nell’Adam Smith Society, cosa che assieme al cognome lo salva da essere un anonimo John Smith . Tutti dediti alla salvezza del Paese o forse dei loro conti e prebende, ma diciamolo con quell’impagabile tocco di dandismo e di fatuità che ci distingue.

Inoltre Giannino è anche un uomo del suo tempo non solo per l’aspetto, ma anche perché comprende profondamente la modernità: meno di un anno fa è convolato a giuste nozze con Margherita Brindisi, un dirigente della Sogei, la peggiore società informatica del mondo, quella che alle Poste non è riuscita ad implementare bene un sistema Ibm che in tutto il resto del mondo viene venduto proprio per la sua semplicità rispetto ai più complicati software Oracle.  Ma come si vede dalla foto del matrimonio, il computer è essenziale.

Certo non potrà fare peggio del governo che ha varato l’Agenzia digitale per l’Italia, in sostituzione della precedente Digit Pa, trasferendo però le competenze non alla nuova nata, ma alla famigerata Sogei e gettando nel caos la pubblica amministrazione.  Visti i risultati che hanno ottenuto i liberisti puttanieri, i liberisti cattolici, i liberisti separatisti, i liberisti di Fiuggi, i liberisti democratici e infine i liberisti competenti, perché  non provare i liberisti un tanto al tocco? Dopotutto si vestiranno bene in occasione della bancarotta.

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