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Silvio addio

Mi dispiace davvero per gli ottusi,  i poveri di spirito e i disonesti dentro che hanno trovato in  Berlusconi il loro spirito guida. Mi dispiace per gli adolescenti e i cattivi maestri che hanno trovato nella ribellione al Cavaliere l’unico comodo contenuto e la felice liberazione dall’elaborazione politica. La cattiva notizia è che Silvio è finito: forza Italia, forza gnocca, pdl , siamo Italia o siamo stronzi, sono soltanto il tentativo di portarsi a casa un portafoglio di voti e di gorilla parlamentari necessario a trattare la salvezza del suo impero economico. Senza alcun altro disegno.

Silvio però non è solo nel suo declino: si porta appresso tutto un ecosistema politico, mediatico, produttivo  cresciuto attorno a lui e contro di lui, ma che messo in un altro ambiente, in un’altra epoca, non ha alcuna possibilità di sopravvivenza. Basta vedere la mancanza di lucidità e di dignità con cui si sono messi nelle mani di ideologi, banchieri e accademici cialtroni che stanno riducendo in cenere il Paese. Nessuna iniquità, nessun errore plateale, nessuna considerazione sociale viene da questa fungaia ormai dedita all’ossequio degli  dei cannibali del mercato e soprattutto dei propri interessi di bottega.

Il Paese va a puttane, ma nell’ecosistema appassiona  la sorte e l’atteggiamento delle etere del Cavaliere, cliente e protettore, in una irresistibile fuga dalla realtà. Minetti docet. E si fa silenzio invece quando il burattino premier fa figure da cioccolataio in Europa o si dedica ad esercizi  sul maschile e femminile degni di un liceale in fase onanistica. Naturalmente si evita con accuratezza di parlare dei veri e terribili problemi che ci stanno davanti forse nella speranza che non parlandone tutto in qualche modo si risolverà. Però il giochino sta finendo, il tentativo di rianimare il fantasma del tycoon per continuare a indignarsi con poco sforzo, è destinato al fallimento.

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