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Massacri di successo: il bravo della Ue al Portogallo

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C’è una logica, una logica politica e reazionaria, tra la commediola italiana del professor Monti che ormai considera se stesso come un bene rifugio e il compiacimento che circola tra i protagonisti della crisi di fronte agli ultimi dati trimestrali del Portogallo.

Quando il premier, con totale sprezzo del ridicolo, dice che qualsiasi critica al suo operato fa aumentare gli spread, (come se non ci fosse già lui a pensarci)  ci fornisce una versione farsesca della sospensione della democrazia . Ma questo non vuol dire che dentro il vaso di Pandora di questa stagione italiana, non ci sia qualche elemento reale. Ciò che le troike interpreti della finanza vogliono non sono effettivi risultati economici, ma fedeltà ad uno schema e a un progetto che ha un preciso significato di ritorno a società democratiche solo di facciata, ma nella sostanza classiste e autoritarie. E lui, il premier è certamente il miglior amico della finanza.

Chi ha imposto le ricette che si vanno applicando cerca disperatamente un caso di successo, ma non di successo nel ridurre il debito attraverso sistemi  che provocano recessione: questo è chiaramente impossibile e non c’è bisogno di essere banchieri ed economisti per capirlo, basta un bambino, purché intelligente. E alla lunga diventa disastroso anche per quegli egoismi nazionali che momentaneamente beneficiano della situazione e stanno a questo gioco.

No, il successo consiste nel ricreare una società autoritaria e povera, dove il lavoro è un ricatto, una concessione, una “conquista” che si paga con l’abbandono della dignità, come dice  Elsa Fornero, la “voce di dentro” del governo. Naturalmente senza provocare reazioni tali da rovesciare il disegno e ribaltare i paradigmi su cui è costruito. E’ per questo – ecco che arrivo al punto – che si registra il compiacimento un po’ in sordina di Bruxelles e della Bce, un po’ esplicito di Schäuble, il ministro dele finanze tedesco, per gli ultimi dati di aprile maggio che vengono dal Portogallo.

Dovrebbero far piangere e invece rincuorano i macellai e sono fonte di complimenti:

Il premier portoghese, altro economista noto per la fedeltà più che per l’intelligenza, non trova di meglio che invitare i suoi concittadini più scolarizzati ad emigrare. Forse si fa i complimenti da solo per questa trovata del resto non inedita nemmeno da noi. Ma comunque le cifre che vengono da Lisbona e che segnalano un rapido avvitamento della crisi, un’accelerazione del peggio in scala logaritimica, invece di spaventare, vengono invece accolte con compiacimento. Non è un controsenso perché a fronte di questo disastro economico si registra un successo politico: non c’è stata alcuna sollevazione popolare e i portoghesi hanno abboccato all’esca dei sacrifici per la salvezza, sperando che si tratti di misure temporanee, mentre si tratta di sacrifici per il regresso sociale.

Si finalmente il Portogallo è salvo dall’odiosa prospettiva di avere diritti e dignità sul lavoro, cure sanitarie decenti, di avere un welfare anche minimo e di conservare quel po’ di benessere arrivato dopo la lunga notte di Salazar. Le cure dopotutto hanno avuto successo: la malattia fa progressi.

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