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La Rai tra listacce e bei nomi

Mi dispiace, ma non posso essere d’accordo. Chiedo perdono ma non mi faccio incantare dalla parola magica “società civile” con le quali di solito i partiti indicano organizzazioni  collaterali: la società è una cosa completamente diversa. Così non sollevo peana alla fine della lottizzazione in Rai perché il Pd, dopo la sollevazione contro i nomi già decisi nelle segrete stanze, ha deciso di affidare a quattro associazioni la scelta delle candidature ( Libera, Comitato per la libertà e il diritto d’informazione, Libertà e Giustizia, Se Non Ora Quando). Perché solo quattro? E chi davvero rappresentano? A rigore le scelte non dovrebbero essere fatte dagli iscritti al partito?

Al di là delle molte parole che vengono spese non si è  fuori dalla lottizzazione, ma la si è articolata in maniera più presentabile. Non è difficile vedere l’alchimia che sta dietro alla scelta: Libera fa riferimento al mondo cattolico, il comitato per la libertà e il diritto di informazione (che ad onta del nome non ha un sito web) è espressione di un mondo composito che si potrebbe riassumere con l’Arci, Libertà è giustizia ruota attorno alla fronda Zagrebelski mentre Se non ora quando fa de facto riferimento al gruppo Repubblica ( e sappiamo quanto l’editore De Benedetti brami Rai 3).

Qui non si tratta di contestare i nomi, uno eccellente come quello di Gherardo Colombo, ma privo di qualsiasi esperienza nel mondo della comunicazione, l’altro espressione dell’eterna selezione per cognome che è una delle maledizioni del Paese, tra l’altro così vicina al Pd da essere stata nel 2009 nella lista Penati. Si tratta invece di capire che dietro la “trovata” di Bersani di appellarsi a un’ipotetica società civile per la scelta dei candidati, ritroviamo per interposta associazione tutto il corporativismo dei salotti, tutto lo spirito di colleganza e di clan, tutto l’immobilismo di una società ad escludendum nella quale le amicizie, i circoli, i santi in paradiso, i nomi contano più del merito. Insomma dentro quell’eclissi della borghesia di cui parlava De Rita il cui massimo successo può essere quello di mettere l’uomo giusto al posto sbagliato. Mi chiedo perché Colombo non sia mai diventato guardasigilli o sottosegretario alla giustizia, mentre ora è proposto per la Rai dove per ovvie ragioni, può essere assai meno incisivo.

E tutto questo in un momento nella quale la Rai avrebbe bisogno di essere rivoltata come un calzino per essere salvata, avrebbe bisogno di timonieri non solo onesti, ma anche profondamente esperti del settore. Di amministratori insomma di un’azienda enorme e complessa. Altrimenti il rischio è quello che dopo aver fatto la bella figura, la lottizzazione prosegua ancor più di prima. Anche se sulle rovine.

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