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L’ “Italia pulita” e il bidet di Silvio

Come – esclamò lei – niente bidet? Guardati bene dal vantartene. E’ un oggetto necessario a una ragazza di buona famiglia: necessario quanto la camicia. … Fu dunque portato quello della Bois – Laurier, ella mi ci fece sedere sopra e nonostante tutto quello che potessi dire e fare, questa donna imprevedibile, ridendo come una matta, lavò lei stessa abbondantemente quella che chiamava la mia micina”.

E’ questa l’iniziazione da prostituta descritta in Thérèse Philosophe romanzo pubblicato anonimo nel 1748 da un insospettabile Denis Diderot e rivela una storia del costume: più o meno da quel periodo il bidet,in tutte le sue fogge, divenne un panorama topico dei bordelli, molto prima che esso entrasse nelle case.  Le insaponate erano un rito del prima e del poi, un fatto igienico e un simbolico lavacro dal peccato, ma anche un’astuzia per aumentare il tempo del servizio o per accelerarne gli effetti. E anche per questo che nel mondo anglosassone il bidet viene spesso associato a qualcosa di imbarazzante.

Prima che mi prendiate per un pornografo vi confesso che è la prima cosa che mi è venuta in mente quando ho sentito del nuovo progetto di Silvio, il nuovo simil partito che il Cavaliere vorrebbe chiamare Italia Pulita. Dopo aver trasformato il Paese in un bordello di miserabili affari e di personaggi impresentabili , ecco che arriva il momento di perdere l’arroganza volgare del peccatore per mondarsi simbolicamente. Ma solo simbolicamente perché a fare da supervisore sarà nientemeno che quel galantuomo di Bertolaso, l’uomo tutto d’un pezzo, ma solo per la durata dei massaggi. E come nuovo mezzano Gerry Scotti destinato a selezionare il personale politico per il nuovo reality con gli stessi metodi e criteri del grande fratello: tartarughe e tette. E “tutta quell’altra roba lì”.

Qui finisce ogni possibile analogia col bordello, perché dopotutto anche queste “case” hanno una loro dignità, una storia e un senso, mentre le trovate demenziali del Cavaliere rassomigliano più al contenuto di una discarica abusiva, dove si ammucchiano  i rifiuti prodotti dall’Italia che ha costruito. Si illude che un nome, una trovata possa essere la piantaggine degli antichi “ut etiam corrupta appareat virgo” e spera che tra medici incapaci e infingardi, avversari invigliacchiti, paure e angosce serpeggianti gli vada bene lo sghetto. Ma per pulire questa Italia ci vuole il diluvio.

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