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Corrotti e mazziati

Potrebbe essere una fiaba e invece è la terribile realtà: abbiamo un Parlamento che ha mangiato la mela della strega ed è una brutta addormentata che continua a macinare i suoi vecchi incubi, a sonnecchiare tra le sue macerie mentre  il Paese è sull’orlo del burrone. Si dovrebbero fare scelte decisive, dal punto di vista politico ed economico, ma  tutto questo è stato affidato a un anziano e ambiguo euroburocrate  che massacra il Paese di tasse, di tagli al welfare e ai diritti,  mentre il mondo politico si occupa di regolare i suoi conti.

Lo scazzo, lo scontro è sul provvedimento anticorruzione che dovrebbe essere la strada maestra per recuperare credibilità, combattere le mafie, recuperare decine di miliardi l’anno. Ma la battaglia si svolge su una legge blanda e furbesca della Severino che parrebbe più fatta per “normalizzare” la corruttela piuttosto che combatterla davvero. Eppure nemmeno questo basta ai valet de chambre di Berlusconi che cercano in tutti i modi di svuotare anche quel poco che c’è, minacciando la caduta del governo e mobilitando gli avvocaticchi di sempre. Ma  il Pd sta in qualche modo al gioco, sostenendo  la legge nella sua presentazione originale come se davvero fosse uno strumento per combattere al fondo la corruzione e non un contorto compromesso pensato per vendere agli italiani l’impressione di una maggiore severità, mentre l’insieme è nel migliore dei casi un pannicello caldo e soprattutto qualcosa che lascia intatto quella depravazione della società italiana che si chiama conflitto di interessi.

Non è corruzione che alti dirigenti di Equitalia si servano della loro posizione per dar vita a società che s’impadroniscono delle case  “sequestrate” e svolgono attività parallele nel recupero crediti?  E non è anche vergognoso che in tali società satellite di Equitalia vi siano anche ex politici e personaggi del milieu partitico che in qualche modo dosano l’invio delle cartelle? Non è singolare che a Equitalia lavori  Flavio Pagnozzi, figlio del segretario generale del Coni, mentre al Coni lavori il figlio del capo di Equitalia, Befera?

Una cosa mi pare abbastanza chiara: che il provvedimento sta spaccando la maggioranza del silenzio, quella che ha accettato senza battere ciglio tutti i massacri sociali e che invece si accapiglia su una mediocre leggina più per ragioni di immagine che di sostanza, più per necessità di salvare questo o quello – anche se è soprattutto Quello –  che per ragioni di sostanza. Le radici della corruttela, le sue ragioni, i suoi alibi rimangono intatti. E a fronte di qualche aumento formale di pena, la Severino stessa invita gli amici  del Pdl-tali infatti sono sempre stati – a non formalizzarsi, tanto con un nuovo provvedimento sulle intercettazioni sarà comunque più difficile, se non impossibile scoprire e provati i reati.

Il macigno che pesa sul Paese non è stato per nulla rimosso, anzi ha partorito un ambiguo topolino, come sempre avviene con il governo dei tecnici quanto non si tratta di umiliare il lavoro e contrastare lo stato sociale. E così mentre tutti gli indicatori vanno verso il basso, mentre il Paese paga prezzi altissimi e si trova in mezzo a una tempesta epocale della quale non ci si interessa nemmeno più, tanto ci sono i professori che sbagliano i calcoli a pensarci, si accende una battaglia che non ha alcun interesse ad andare al cuore del problema di una società esausta e tradita dalla corruzione, ma si ferma ai margini, si arena sugli interessi più vivi della casta. Ditemi se non è anche questa corruzione.

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