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Tutto in 12 minuti

Il candidato disastrosamente sconfitto, Norbert Roettgen, due giorni prima del voto: era l’erede designato della Merkel

Tutto si è consumato in 12 minuti: dalle 18,01 quando sono comparse le prime proiezioni, alle 18,13 quando il candidato della Cdu, autore di una sconfitta che egli stesso ha definito ” storica” ha rassegnato le proprie dimissioni da capogruppo del partito nel parlamento del Nordrhein-Westafalen. Dimissioni imposte dal partito che su di lui scarica tutte le colpe per nascondere il fallimento della Merkel.

Lo sconfitto infatti non è un personaggio locale, ma Norbert Röttgen, ministro per l’ambiente del governo di Berlino, soprannominato Kronprinz, principe ereditario, perché Angela Merkel aveva preso ad indicarlo come suo successore. E in effetti tutta la campagna elettorale condotta da Röttgen è stata a sostegno al fiscal-compact e della ossessione del debito. Una cosa che non è piaciuta in un Land che spende oltre 5 miliardi e 300 milioni l’anno solo per la Sozialhilfe.

Del resto è significativo che i liberali si siano salvati grazie anche al fatto che il leader del partito, Guido Westerwelle, si è speso per due settimane nella regione mettendo però un accento non troppo positivo sull’ossessione per il debito e prendendo un po’ il largo dalla Cdu.

Insomma è abbastanza chiaro che in 12 minuti l’Europa di Merkel e del  giubilato Sarkozy, quella stessa Europa che ci ha regalato Monti, ha ricevuto un colpo durissimo. Già questa settimana – nel colloqui Merkel-Hollande verrà ridiscusso il fiscal-compact che del resto in Germania è entrato in crisi nei fatti: l’aumento del 6,5% degli stipendi di due milioni di dipendenti pubblici, l’analogo aumento strappato dai 50 mila lavoratori di Deutsche Telekom e la richiesta di uguale crescita dei salari  fatta a muso duro dal sindacato dei metalmeccanici, sono di fatto la sconfessione dei dogmi merkeliani e della Buba..

Quelli che noi abbiamo accettato senza discutere, che abbiamo disgraziatamente già votato, tanto per fare la figura dei fessi, dopo quella dei pagliacci con Berlusconi. E quando il governo parla di crescita, dopo aver disseccato le fonti possibili della stessa, appare più che altro patetico e aggrappato ad espedienti di breve momento. In realtà avrebbero dovuto dare le dimissioni anche loro. Andava bene anche alle 19, siamo generosi.

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