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Le macerie e la pena

Dice Bersani da dentro la cupa bocciofila che le elezioni no, quelle mai, non vuole vincere sulle macerie dell’Italia. E  non si accorge che il nobile proposito è costruito proprio con quelle macerie  che si vorrebbero evitare: intanto perché si dà per scontato che le macerie ci siano già e poi perché c’è una resa all’idea che la democrazia, persino nella sua ritualità, dispiace ai mercati.

Non si accorge Bersani, anzi fa finta di non accorgesi, che le macerie sono così alte che ci soffocano: le macerie morali che emergono ogni giorno dal pozzo nero della seconda repubblica e che potrebbero persino far sorridere se fosse passata la nottata, se  le bande di ladri colte a far bottino con i soldi di tutti fossero il passato. Sono invece il presente, un presente arrogante e sfacciato, contro cui la comunità dei cittadini si sente indifesa e persino presa in giro. Le macerie economiche che derivano dall’aver voluto alzare la bandiera bianca di fronte alle più assurde richieste sostenute dalla signora Merkel e da un pugno di euro burocrati mediocri, corrotti, al soldo della finanza e dei più diversi potentati: richieste insostenibili senza un nuovo patto di cittadinanza, senza la politica che si è fatta pilato. Richieste che portano al sacco del Paese e al suo impoverimento.

E le macerie politiche, così evidenti che viene accolto come normale, senza obiezioni,  il fatto che la Bce, cioè una banca privata ancorché di riferimento, metta bocca persino sulle ripartizioni istituzionali del  Paese, dica che bisogna abolire o accorpare le provincie o come bisogna fare i contratti di lavoro. Una politica senza dignità che in vista delle amministrative dice che bisogna rinviare, diminuire, togliere l’Imu entusiasticamente approvata poco tempo fa. Che fa finta assieme a un sistema mediatico ancella del potere da 90 anni e definitivamente distrutto e avvilito dal berlusconismo, di credere che la spending review senza una cifra concreta sia una cosa seria e non un giochino per illudere che l’Iva non verrà alzata. Che fa finta di credere che la signora Merkel stia architettando chissà quale piano di sviluppo e non semplicemente cercando di evitare che il contagio socialista francese si diffonda e l’Italia rischi di non far passare il fiscal compact.

Che pena, caro segretario sentirla parlare di macerie, che pena leggere giornali che vogliono prendere per il naso i loro lettori parlando di “piano segreto” Merkel Monti. Che pena vedere un Paese la cui opposizione è in mano a comici deliranti, a xenofobi con i miliardi in svizzera e a gente che è talmente poco convinta delle proprie idee da credere che esse provochino rovina. Che pena vivere in un Paese dove la modernità consiste nell’imitare pedissequamente modelli già altrove messi in crisi. Ecco perché siamo già tra le rovine di un’epoca morta e che non vuole morire, che sopravvive come un zombi tra menzogne, frasi fatte e auto illusioni, trascinata dalla forza di inerzia di due decenni. E il cui rimasuglio di buon senso serve solo a seppellire la cattiva coscienza.

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