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Sei disoccupato? Paga il ticket. Poi dicono: è un refuso

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I disoccupati pagheranno i ticket sanitari. Come in un bollettino di guerra ogni giorno arriva una qualche cattiva notizia, un perfezionamento dell’iniquità, un qualche  nuovo pasticcio. Combinato per incompetenza o magari nel tentativo di far passare cose abominevoli. E sarà sempre peggio perché si sono presi con incredibile leggerezza  impegni che non possono essere onorati se non con la recessione e anzi la distruzione del tessuto produttivo del Paese. Così lo spread  rimane altissimo condannando i nostri conti pubblici e in più bisogna trovare i soldi per il fiscal compact e per il fondo salva stati. E a ogni raccolta di fondi raschiando il barile il dei diritti e delle speranze, il pil si abbassa rendendo necessari nuovi sacrifici. Non basta mai.

Ma questa cosa che i disoccupati, anche il 90% che l’Aspi non lo vedrà mai, visto che l’accesso a questo minimo sostegno riguarderà solo una piccola platea di persone, è qualcosa in più di un incidente o di una sobria carognata, è il segnale preciso che si vuole smantellare la sanità pubblica o il suo accesso gratuito. Non è l’entità della somma, anche se ormai i ticket sulle prestazioni specialistiche e sugli esami hanno raggiunto cifre consistenti, ma un principio che viene meno: quello che la salute è un diritto e non una concessione a pagamento da richiedere comunque anche a chi non può permetterselo.

Qualcosa che certamente non è nella sensibilità di questi tecnici del nulla che ormai cominciano ad essere spaventati da ciò che stanno combinando e , come nel caso dei ticket, fanno marcia indietro all’ultimo momento intraprendendo la strada delle bugie a raffica. Ma non sembra più esserlo nemmeno in quella della politica che ormai si è abbandonata al suo fallimento ideale oltre che ai suoi truogoli. Ma prima o poi anche i ticket vengono al pettine.

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