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Avanti! si ruba

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ieri la Guardia di Finanza si è presentata negli uffici del Dipartimento per l’editoria per sequestrare fondi destinati all’Avanti per il 2010 e non ancora erogati. E’ il risultato della collaborazione tra la Presidenza del Consiglio e gli inquirenti per evitare l’ulteriore «dispersione di fondi». E intanto Lavitola si è detto pronto a dare conto del suo comportamento: «Sono qui per rispondere», ha esordito davanti al gip Dario Gallo. C’è da vedere se il gip sarà indulgente come il Dipartimento per l’Editoria che aveva stanziato per il quotidiano diretto dal ben due milioni e 500mila euro per il 2010. Incurante che l’International press e il L’Avanti diretto dal losco figuro, inappropriato perfino per Panama, poco avesse a che fare, a parte l’articolo e il punto esclamativo, con la gloriosa e storica testata, sopravvissuta miracolosamente a Mussolini e Intini, ma soffocata dai debiti e liquidata nel 1994.

È che il Dipartimento per l’Editoria pare essere di bocca buona quando ogni anno analizza per conto e su incarico della Presidenza del Consiglio le richieste di sovvenzioni pubbliche che arrivano da decine e decine di fogli e foglietti, piccoli e grandi, noti o poco più che samizdat. Bonaria con molti ma straordinariamente generoso quando si tratta di fogli “politici”, che comprendono ecumenicamente “testate di organi di partito e movimenti politici, che abbiano il proprio gruppo parlamentare in una delle camere o rappresentanze all’europarlamento”, ma che anche gradisce quelle che siano espressione di “minoranze linguistiche riconosciute” e che in questa veste abbiano percepito i contributi alla data del 31 dicembre 2005. E c’è poco da fare dell’ironia sull’appartenenza a una minoranza linguistica della Padania: nel 2010 il giornale della Lega ha avuto diritto a 3.896.339,15 euro.

E se anche auspicabilmente travolta dagli scandali e dalla sua ostile renitenza a valori e principi, la Lega venisse punita dagli elettori, verrebbe in soccorso del suo giornale una legge del 2006 che stabilisce che per accedere alle sovvenzioni è sufficiente aver avuto almeno un rappresentante in Parlamento nelle precedenti legislature: le basterebbe un Borghezio per prendersi le ambite prebende.
Sono state 12 le testate ammesse ai fondi per l’editoria di partito che nel 2010 si sono spartite 28 milioni di euro. A fondo perduto si direbbe. Inadeguate a informare e impotenti a aggiustare l’immagine di organizzazioni sulla quali sui quali pesa il discredito, con sempre meno lettori, riluttanti a convertirsi alla tempestività del formato on line, autoreferenziali e chiusi in un accidioso isolamento e in una schizzinosa marginalità rispetto alla società civile.

A cominciare da quello che prende di più, quello che ostinatamente ricorda di essere stato fondato da Gramsci ma vuole altrettanto ostinatamente dimenticare di essere stato comunista e che riceve 6.777.209 euro l’anno a fronte di una media in edicola vergognosa di 42 mila copie vendute nel maggio 2011. E sopravvive nella clandestinità la Padania: 5000 copie di venduto tra edicola, mazzette, ops cosa ho scritto, di partito e abbonamenti, a fornte di 3.896.339 eruo di sovvenzioni. Non va meglio il Secolo d’Italia, testata che inopinatamente si contendono ex An, Pdl, scissionisti che vende nientepopo’dimeno che circa 700 copie al dì e che però riceve – e questo la dice lunga sulla controversia – 2.952.474 euro di finanziamenti.

E dire che questi sono i big. Perché nei 12 rientrano anche giornali felici e sconosciuti, felici perché avreste mai immaginato che Democrazia Cristiana. Quotidiano della Magna Grecia Sud Europa, nata da una folgorante idea di Giafranco Rotondi nel 2001 potesse trovare un finanziatore preciso e puntuale pronto a dargli con regolarità oltre 300 mila euro l’anno? Va ancora meglio il Socialista Lab, ebbene si si chiama proprio così il quotidiano di Caldoro, presidente dalla Campania e deputato, che riceve 480 mila euro l’anno per un organo di stampa di misteriosa diffusione e ancor più misteriosa “redazione” se conta a detta del suo sito solo 2 giornalisti.

Ho un particolare malessere nel riferire che Liberal dell’ondivago Adornato riceve circa 2.780 mila euro l’anno e giuro che non l’ho mai visto fisicamente tra le mani di un lettore e tantomeno campeggiare in un’edicola. Mentre ammetto di aver visto circolare in qualche festa dura e pura esigue copie di Terra, organo ufficiale della Federazione dei Verdi edito dalla Undicidue (nome che forse riecheggi il numero delle copie vendute) ma che si è aggiudicato nel 2010 quasi 2,5 milioni.

C’è da non crederci, ma mentre Liberazione chiude malgrado i suoi 3.340.000 euro del 2010, la Discussione di un altro spensierato globe trotter, Giampiero Catone passato dal Pdl a Futuro e libertà e provvisoriamente al Gruppo misto, se la passa bene anche grazie a una task force editoriale piuttosto ridotta, una decina di dipendenti che costano meno della metà del rimborso, in modo, come segnalano le cronache, da permettere qualche extra: il leasing di una Audi ad esempio.

Il mio amico Beppe Lopez che instancabilmente esplora questo “terzo settore” del giornalismo ben poco indipendente e che per questo viene regolarmente oscurato, aggiunge a questo inventario le trasformazioni acrobatiche e fantasiose: giornali di partito che si mutano in cooperative fasulle, con soci azionisti e non lavoratori. E altre con soci giornalisti, proprio come L’Avanti di Lavitola, quotidiano di una fantomatica cooperativa che dichiara di vendere 5000 copie. Il Foglio che si dichiara sfrontatamente e spericolatamente organo della Convenzione per la Giustizia, sic, fondata da Marcello Pera e Marco Boato, si arraffa 3.441,688 euro, mentre l’Opinione delle Libertà, che dice di testimoniare del credo del Movimento delle Libertà per le Garanzie e i Diritti Civili, tramite Marzano e Lauro, ma lo fa in sordina, riceve quasi 2 milioni 500 mila euro.

Scrivevo ieri che pare non ci sia una strada virtuosa al potere. E sembra non esserci una strada virtuosa nemmeno all’informazione. Questa condizionata direttamente dal godimento di benefici economici soggetti alla discrezionalità di organismi governativi e alla pietas parlamentare. Quella “indipendente” contagiata dagli effetti della militarizzazione del consenso intorno al governo, sottomessa a editori dai molti interessi , incantata dalla seduzione irresistibile di essere annessa al potere e a quello che il potere le rivela perché lo trasmetta e ripeta come un cagnolino ammaestrato.
Sarà per questo che chi non vuol gettare diamanti ai porci, chi non crede che i lettori vogliano solo qualunquismo e scandalismo, chi non vuole persuadere grazie alla paura ma vorrebbe invece convincere della bellezza della responsabilità, della libertà e della ragione, trova ogni giorno una ragione nella rete, in questa circolazione cocciuta e volonterosa di idee indipendenti e ribelli.

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