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La censura firmata Fornero

Ho finalmente capito perché La Fornero piangesse dopo aver massacrato i pensionati: pensava a se stessa, a quell’intrico di competenza solo supposta e in realtà inesistente, a un Paese finito in mano a mediocri ragioneri che vantano di titoli accademici acquisiti per meriti familiari, per personali intraprendenze nel campo delle scienze e incoscienze umane, per meriti di servaggio. Servitori di lungo corso senza una reale autonomia intellettuale e poco intenzionati a concederla: la libertà di pensiero dev’essere qualcosa di spaventoso per questi chierichetti del liberismo.

Così dopo quel breve sussulto di consapevolezza, naufragata fra mille dichiarazioni che farebbero della ministra una perfetta quanto non troppo evoluta lettrice di Novella 3000, il vero animus è venuto fuori con prepotenza: e così il Ministero della Perdita del Lavoro e delle Politiche Antisociali, ha deciso la chiusura del sito dell Direzione provinciale del lavoro di Modena, colpevole di non fornire una versione “uniforme” , delle “riforme” messe a punto dal lacrimevole ministro.

C’è una petizione online (qui) per il ripristino del sito che tra l’altro forniva informazioni puntuali e precise, i testi delle nuove normative in merito al welfare e della previdenza ed era insomma un punto di riferimento. Ma è chiaro che la faccenda è molto più grave di quanto non sembri suggerire l’episodio: è un segnale chiarissimo che il governo dei tecnici, in virtù di una sfacciata menzogna, quella di essere “oggettivo” , tenta di sottrarsi al dibattito e alla discussione delle idee. Tenta in due parole di sottrarsi alla democrazia, se ne sente estraneo e superiore.

Certo a vedere e a sentire queste teste di legno, l’idea della superiorità in qualcosa se non nel reddito e nella mal riposta autostima, può suscitare un sorriso di compatimento, ma la cosa centrale è comprendere che il tentativo di uccidere la libertà, perseguita dal cavaliere attraverso la saturazione degli spazi di confronto e di dibattito,non solo non è stata messa in crisi dalla sua precipitosa uscita da Palazzo Chigi, ma trova nuovo vigore non solo negli interessi dei gruppi di potere che sono anche quelli che detengono i media, ma anche nuove strade attraverso la censura e la pretesa di “uniformità”. Si tratta di una specie di “golpe per necessità” che trova purtroppo carburante in una politica devastata, in offuscamenti senili  , nella forza delle imposizioni, interne ed esterne di cui il governo si fa portavoce prono e adorante, vista la qualità intrinseca dei suoi membri.

La vicenda del Dpl di Modena è solo un esempio iniziale, una sorta di prova microfono per vedere che reazione possono suscitare provvedimenti di aperta censura, vedere con quale velocità si può procedere su questa strada in vista di tempi ancora più bui. E naturalmente va in avanscoperta chi ha più pelo sullo stomaco  e il minor tasso di pensiero possibile. Per questo sarebbe importante mostrare che non siamo ancora pronti. Giusto per farli piangere a proposito.

 

 

 

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