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Emiliano, ma che cozze dici…

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Licia Satirico per il Simplicissimus

Il sindaco di Bari, in una lunga intervista apparsa oggi su Repubblica, continua ad autoflagellarsi per le libagioni pantagrueliche ricevute in dono dai Degennaro, imprenditori in odore – o in gastronomica fragranza – di affari illeciti. A Michele Emiliano, ex magistrato, son giunti in omaggio champagne, vino, formaggi, ostriche imperiali, quattro “spigoloni”, venti scampi, cinquanta noci bianche (si tratta, a quanto pare, di molluschi bivalve in via di estinzione), cinquanta cozze pelose, due chili di seppioline di Molfetta e otto astici, oltre all’indispensabile ghiaccio per conservare in appartamento la trimalcionica scorta.
Sulle pagine di Critica Liberale, il raffinato Paolo Bonetti ha colto un’intima affinità tra Emiliano e il Don Magnifico della Cenerentola di Rossini, che così immagina l’opulenza legata a un importante incarico politico: «Ed intorno in ogni lato/ Sarà zeppo e contornato/ Di memorie e petizioni,/ Di galline, di storioni,/ Di bottiglie, di broccati,/ Di candele e marinati,/ Di ciambelle e pasticcetti,/ Di canditi e di confetti,/ Di piastroni, di dobloni,/ Di vaniglia e di caffè». L’accettazione di cibo e regalie è storicamente legata a certo modo di gestire il potere, non solo immaginario. Si tratta di capire se sia peccato veniale, gesto sconveniente o qualcosa di più: una corruzione “tenue” a base ittica, lontana dai caviali di Lusi, o il sintomo di una contiguità inopportuna con affaristi a dir poco disinvolti?

La confessione di Emiliano a Curzio Maltese è piena e apparentemente contrita: non doveva accettare quelle spigole, così ingombranti da costringere la moglie a collocarle nella vasca da bagno. Non doveva accettare le cozze pelose, più imbarazzanti di una relazione con una donna bruttina affetta da ipertricosi. A detta di Emiliano, siamo di fronte a un comportamento irrituale che, pur non essendo estraneo alla stupidità, è certamente estraneo al codice penale. Basta però leggere l’intervista per convincersi che il sindaco del capoluogo pugliese stia cercando di prendere in giro se stesso e i lettori: Emiliano ringrazia i magistrati, senza i quali non si sarebbe mai reso conto con che razza di manigoldi avesse a che fare, invoca per se stesso la buona fede del narcisista, ribadisce che una vita d’impegno non può essere travolta da quattro spigole e cinquanta cozze.
Tra le righe emerge anche che il sindaco avrebbe rimosso una dirigente comunale ostile ai donatori di cozze, sostituendola con una persona di loro fiducia, che la figlia di Vito Degennaro è diventata assessore, che il fratello di Emiliano ha lavorato con i Degennaro (senza essere mai stato pagato) e che l’appartamento dotato di vasca per spigole sarebbe in affitto a canone agevolato “ma a Bari, non a Manhattan”.
Vero è che a Manhattan sarebbe più difficile immaginare vasche da bagno pullulanti di spigole, non solo per motivi geografici ma per un senso più rigoroso dell’etica pubblica. Dopo il ventennio berlusconiano, tendiamo a circoscrivere la responsabilità istituzionale del pubblico funzionario ai soli comportamenti penalmente rilevanti. L’opinione dominante, sempre meno sensibile allo scollamento tra legalità e doveri istituzionali, considera l’accettazione di regalie come una consuetudine tollerata. La stessa tolleranza induce a rassegnarsi ai familismi e alle raccomandazioni, nella convinzione diffusa che si tratti di prassi spesso “innocue”, socialmente adeguate.
Andreotti fu indagato per una cassata “ricognitiva” e si chiese, in quell’occasione, se non esistesse un rapporto tra la bontà dei dolci siciliani e lo sviluppo della mafia. Non ci domandiamo, in questo momento, se esista una relazione tra le cozze crude e le mazzette, tra gli astici e gli appalti, tra le spigole e le nomine ad assessore, tra i peccati di gola e i reati, se la cozza sia irrilevante o sintomatica, episodica o sistemica. Il nostro pensiero va sempre alla vasca piena di spigole e all’inspiegabile relazione tra pesci e politica, che sfocia talora nella designazione di trote come futuri leader. I pesci, che pure difficilmente tengono comportamenti inopportuni, non si dimettono mai.
Michele Emiliano, nel frattempo, preferisce passare per fesso: l’etica della responsabilità è bivalve come i molluschi.

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