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La foto delle anime morte

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Girano milioni di foto, belle, brutte ovvie, banali, inutili. Ma qualche volta uno scatto preso per caso o inconsapevolmente fa storia. Eccola l’immagine scattata con un telefonino dell’incontro al vertice tra il premier e i tre leader dei partiti che lo sostengono: facce di ieri, facce che condizionano un presente avvilito e arrogante, ma che già hanno il sapore del passato remoto. Epigoni di un’era.

Ecco Casini, colto durante la trasformazione da dottor Jekyll in mister Hyde, solo un effetto del sorriso forzato e declinante verso la senilità perché l’uomo  è al di sotto del bene e del male, un astuto politicante cui fu grazia e fortuna la mancanza di idee così limpida e insolente che gli ha concesso una grande capacità manovriera.

Ed ecco Angelino, ambasciatore di Silvio, che trasporta il suo quid di ricatti a cui non si può dire di no. Sembra in posa ufficiale , anche se con qualche imbarazzo, come a segnalare che lui è solo una pedina del monopoli, sta lì per altri, per il vero giocatore.

Ed ecco Bersani, stanco, ma con quell’aria un po’ sorniona che ormai è l’unica ammessa nel Pd proprio perché non esprime alcuna direzione. E può essere interpretata come consenso, come dissenso, come resa alla necessità. O, secondo un’ermeneutica più sofisticata, come non so che cazzo fare.

E infine Monti sullo sfondo immobile come un camaleonte, rigido come un pupazzo. Potrebbe anche essere una sagoma di cartone o un elemento di tappezzeria. E a risalirne la carriera di “rappresentante”, di uomo per tutte le stagioni e per nessuna, si capisce che è colto nella sua realtà essenziale.

Potrebbero essere le anime morte evocate in una seduta spiritica, la sala è in realtà vuota anche se si sentono battere colpi di macelleria e di inquità,  ma solo il medium può vederli convincendo se stesso che c’è vita oltre la morte e noi che c’è morte in ciò che appare vivo.

Ma più plasticamente è’ come l’immagine della risacca dopo la marea del berlusconismo: conchiglie e alghe sparse sulla sabbia, qualcosa che non vuole morire, ma che già emana quell’odore pungente e caratteristico. La coda peggiore di un’epoca. E anche se i media dicono, come le mamme di una volta, di respirare a pieni polmoni perché “fa bene”, abbiamo troppi anni per crederci davvero e ahimé  troppa rassegnazione per smetterla di far finta di crederci.

 

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