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Grecia, la grande menzogna

Ricordate i tempi in cui l’antiberlusconismo trovava una bandiera nel Financial Times o più episodicamente  in altri giornali che sbattevano il clown in prima pagina? I quotidiani autoctoni, quei pochi che sembravano sfuggire al pensiero unico di Silvio, erano affamati di voci estere che dimostrassero l’universale avversione verso il cavaliere e l’ “oggettività” delle critiche. Perché in un Paese di provincia anche l’evidenza deve essere appoggiata a una autorità esterna.

Oggi invece si preferisce coprire con un velo pietoso tutto ciò che potrebbe indurre i lettori ad avere un qualche dubbio sulle ricettine alla greca che ci vengono servite e dunque verso il nuovo signore degli anelli al naso. Siccome proprio le politiche adottate verso la Grecia sono la cartina di tornasole dell’iniquità, della inutilità e degli errori di una classe dirigente europea fallimentare, ecco che il Financial Times non viene più citato se non in qualche articolo sovvenzionato dal milieu bocconiano. Fatto sta che l’epopea dello swap  è stata presentata con squilli di tromba, come se non fosse esso stesso una specie di default, come se non si trattasse di una rapina, come se la sua riuscita non fosse la dimostrazione patente della distruzione della Grecia.

Eppure i giornali esteri, persino quelli tedeschi, non sono stati affatto teneri. Il Financial Time con un articolo di Roubini, fa sapere che lo swap è un mito, un piccolo costo da parte dei privati per trasferire il debito sulle spalle del pubblico, che vuol dire sulle spalle del popolo greco. E lo stesso Der Spiegel già due settimane fa avvertiva che il pacchetto di aiuti da 130 miliardi è in realtà puro strozzinaggio:   “la Grecia é come un vacca che deve produrre latte e nutrirsi quel tanto che non la porti ad un esaurimento completo”. Mi sento di raccomandarvene la lettura, almeno nella sua versione inglese (qui) perché è molto chiaro e completo anche sulle future prospettive che sono quelle di un inevitabile default. Detto dal più autorevole settimanale del Paese che ha le maggiori responsabilità in tutto questo, fa una certa impressione.

In effetti basta uscire dalla retorica trionfalistica strapaesana, dalla sua voluta confusione per vedere che il prestito dei 130 miliardi da concedere dopo il successo dello swap, non significa affatto  una boccata di ossigeno per Atene, ma un ulteriore indebitamento.  Infatti la cifra non serve per né per rilanciare l’economia o per alleviare qualche sofferenza, ma semplicemente per pagare  i creditori privati con 30 miliardi subito e altri 100 per i successivi interessi, commissioni e quant’altro. Insomma si tratta soltanto di un assegno che Atene dovrà girare direttamente alle banche, non ottenendo nient’altro che gli interessi da pagare sulla cifra concessa. Dal momento che a fronte del prestito attuale sono stati graziati 110 miliardi debito, ecco che la Grecia si trova sul groppone altri 20 miliardi , senza peraltro poter gestire nemmeno un euro.

La salvezza della Grecia, che stiamo follemente e acriticamente  accreditando, è solo un rinvio del tonfo inevitabile, peraltro favorito e non scongiurato dall’attuale prestito: un espediente per ritardare l’ evento e le sue conseguenze a dopo le presidenziali francesi e le elezioni tedesche. Questo si desume dalla stampa straniera. Ma noi ci guardiamo bene dal dirlo. Già perché anche l’Italia è coinvolta, sempre con la medesima ricetta greca, in questo rosario di sacrifici controproducenti per la nostra economia, che dovrebbero stabilizzare e tranquillizzare i mercati in vista degli stessi appuntamenti elettorali. Non è un caso che abbia cominciato a serpeggiare persino l’idea di un rinvio delle elezioni politiche italiane che disgraziatamente per la Merkel arrivano prima di quelle tedesche. E probabilmente mon è un caso che esista una stravagante petizione anonima per Monti premier che ha il suo IP in Germania.

La ragione per cui i media italiana non si occupano di sviscerare la questione greca, snobbano la stampa europea e si fermano ai peana d’accatto che vengono dai cravattari di Bruxelles e dai loro portavoce italiani, è del tutto evidente: se si dicesse che in due anni l’Europa della Merkel, Sarkozy, Barroso è riuscita a far fallire la Grecia, imponendo le stesse cose (persino sulle farmacie e sui taxi) che impone all’Italia, forse il Paese sarebbe meno rassegnato, i mercati più inquieti e le destre francesi e tedesche più in difficoltà.

Certo l’Italia è uno strano Paese: nel giro di pochi giorni è riuscita a passare dal governo di un bizzarro e amorale sciur paron, a quello di sobri maggiordomi. Entrambi invocati come la salvezza. Mai che qualcuno pensi che la salvezza ce la dobbiamo conquistare noi.

 

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