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Benedette castonerie

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

Incurante delle accertate controindicazioni civili e sociali della castità – basta pensare oltre ai brufoli giovanili e a certe intemperanze ai comportamenti non proprio limpidi di un governatore che pratica l’astinenza, ma, si direbbe, solo quella sessuale – il papa sferra un altro attacco alle convivenze e loda la pratica dell’illibatezza e della continenza, che insieme all’indissolubilità del patto coniugale rappresentano l’apoteosi di una responsabile e matura etica sessuale.

La “diffusa pratica della coabitazione”, “spesso da parte di coppie che non sembrano consapevoli che è gravemente peccaminosa, per non parlare del danno che causa alla stabilità sociale”, per non parlare di quello che produce sul mercato immobiliare, determina “gravi problemi che producono un costo umano ed economico immenso”.
Insomma il governo del presidente trova un altro estatico supporter in Benedetto XVI che teme l’attivismo di “potenti correnti politiche e culturali che cercano di modificare la definizione legale di matrimonio”, che invece sarebbe una questione di giustizia”, che riguarda la “salvaguardia del bene dell’intera comunità umana e dei diritti tanto dei genitori quanto dei figli”. È proprio un’ossessione quella di far coincidere lo stato di necessità tanto conclamato allo stato d’eccezione, tale da comportare la rinuncia a diritti, a leggi dello stato e prima o poi, chissà mai, al risultato dei referendum, quello sull’acqua, probabilmente quello sul nucleare, ipoteticamente ma non poi tanto quello sull’aborto e chissà mai anche quello sul divorzio, così tanto per riconfermare l’opportunità di tutelare il matrimonio” quale “istituzione naturale”, “specifica comunione di persone” fondata sulla “complementarietà dei sessi” e “orientata alla procreazione”. Se la castità ha per il papa il carattere di uno sforzo bellico contro le ideologie permissive – ma ci sarebbe da augurarsi anche contro la pedofilia – il matrimonio diventa una sorta di apostolato contro il “laicismo militante”, già in passato indicato come la manifestazione contemporanea dell’Anticristo.

È terribilmente estemporaneo e antistorico che leggendo le parole del papa anche i più tolleranti delle opinioni altrui senta irrinunciabile il richiamo proprio a un laicismo militante come difesa anche dei credenti da un pensiero forte perché prevarica e non perché è potente, superiore perché scende da contesti alti e separati rispetto all’esistenza dei cittadini, possente perché schierato con regimi e ordinamenti imperanti. E è contraddittorio con un tempo nel quale uno dei connotati davvero indiscutibili della modernità, non quella dei vari futuristi, consiste nella scoperta per un numero straordinario di persone che non c’è altro luogo per Dio e per il bene se non in loro stessi e nessun’altra possibile fede fuori dal proprio libero consenso. E che la verità abita l’uomo come diceva Agostino, ma forse è arrivato il momento che esuberi da lui e si riversi nel mondo. Proprio come la responsabilità che vorremmo esercitare nella vita pubblica come in quella personale, senza una pedagogia e nemmeno senza un’etica di governo o di regime.
Eh si, pare necessario esprimere critica e opposizione militanti in tutti i settori della società. Pare non sia possibile essere impegnati senza essere dogmatici. E tolleranti senza essere indifferenti.

La delega a un leader delle scelte pubbliche e civili, così come quella delle decisioni personali, delle inclinazioni e delle volontà morali a un esponente di una chiesa nascondono una impotenza della ragione. E in tutti e due i casi, una defezione dalla democrazia, dalla libertà di coscienza e di opinione che ne sono cardini. E nel caso delle regole umane e civili che regolano i rapporti tra le persone una minaccia all’amore, al volersi bene, allo stare insieme malgrado tempi oscuri e ideologie che spingono verso il conflitto, l’inimicizia, la solitudine.

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