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Cameriere, champagne

Il refrain di questi primi mesi del 2012 è stato spesso un motivetto stonato: il recupero di prestigio del Paese, una volta andato via, il circo di Silvio. Ma di questo recupero non si è vista poi molta traccia: l’India semplicemente se ne fotte delle nostre proteste per i marò, mentre gli inglesi nemmeno ci avvisano se devono fare un blitz in cui possono perdere la vita nostri ostaggi. E non si riesce a capire se il dramma nigeriano sia stato dovuto a un semplice sgarbo verso chi si ritiene non conti nulla oppure al timore che dall’Italia partissero “spifferi” inopportuni.

Le cose non sembrano essere così diverse da quando il Brasile ha rifiutato di estradare Battisti, cosa che abbiamo attribuito alla infausta presenza di Berlusconi, dimenticando che dopotutto lo avevamo messo noi a Palazzo Chigi e che la perdita di credibilità finiva per coinvolgere tutti.

Qualcosa ora è cambiato, ma non direi affatto il prestigio, anzi l’esatto contrario: la rinnovata sicurezza che il Paese non si ribellerà a qualsiasi sacrificio gli venga imposto, ufficialmente per il suo bene, nella realtà per il bene delle economie forti. Che non alzerà la testa e seguirà fedele le ricette imposte anche se lo danneggiano.  Il nostro prestigio è in effetti alle stelle: come camerieri. Qualcosa di molto diverso dal peso che si acquista con la la dignità delle idee e dei progetti, con un’autonomia che non sia soltanto un gioco di sponda. Possiamo dunque stappare lo champagne e servire i clienti che certo saranno ammirati dalla nonchalance con cui lo facciamo.

Ma si, saranno contenti. Ci vediamo da Mario prima o poi.

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