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Martone e le facce da curriculum

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Licia Satirico per il Simplicissimus

Le polemiche degli ultimi mesi hanno costretto il viceministro del Lavoro Michel Martone ad arricchire il suo blog delle voci fisse “repliche” e “smentite”, subito aggiornate dopo l’inchiesta dell’Espresso su consulenze brunettiane e interferenze Martone-Civit. La risposta del giovane Michel alle polemiche dei giorni scorsi è così sintetizzabile: “guardate il mio curriculum”. Michel lavora da quando aveva ventitré anni, ha collaborato col ministro Brunetta per sedici mesi come consigliere giuridico di grande responsabilità per un compenso pari a 1.300 euro al mese. Ha iniziato la collaborazione col simpaticissimo ex ministro prima che suo padre venisse nominato alla Civit. Quasi incomprensibile, se non in chiave freudiana, la chiosa finale: “mio padre è un giudice, io sono un professore e mia sorella una precaria della ricerca”.

Deduciamo che Martone junior si è imposto precocemente nel mondo del lavoro, che ha prestato una collaborazione fondamentale a prezzi stracciati e che non importa a quale titolo lo abbia fatto. Il viceministro non è stato “raccomandato” dal padre, perché semmai è accaduto il contrario: le accuse di nepotismo – diretto o inverso – si infrangono per la presenza persino nella famiglia Martone di un precario, a cui manifestiamo per molte ragioni intensa solidarietà.

“Guardate il mio curriculum” è ormai una replica da risponditore automatico postfamilistico. Disse la stessa cosa Silvia Deaglio, figlia di Elsa Fornero, nei giorni in cui esplose la polemica sulla fine annunciata del posto fisso (degli altri). Ebbene, non ci basta guardare il curriculum: chiunque ne abbia scritto uno sa che la creazione di un curriculum è burocrazia promozionale da cui si elimina sapientemente ciò che è destinato a un cauto oblio. L’obiettività è esclusa in partenza, posto che il curriculum è in genere scritto dall’interessato e non dai famosi terzi estranei sconosciuti a Brunetta e alla Civit. Il curriculum di Martone che appare sul blog è poi alquanto singolare: passa dalla prima alla terza persona a seconda che il giovane Michel parli di se stesso o della sua carriera accademica, come se da professore diventasse uno e trino.

Vogliamo capire perché una persona così capace e responsabile sia stata retribuita per una consulenza improbabile, e poco conta sapere che si trattasse, più o meno, di 1300 euro al mese (cumulati allo stipendio di professore ordinario). Ci sono giovani che sognano uno stipendio di 1.300 euro al mese senza riuscire a percepirlo perché sono precari, perché sono sottopagati, perché sono “sfigati”, senza tutele e senza famiglia rampicante. Ci sono giovani che non possono comprare casa o accendere un mutuo per l’assenza di orizzonti nel presente: a gennaio 2012 la disoccupazione giovanile ha toccato un nuovo picco massimo, complici un sistema scolastico disastrato e un’università arrancante. Il dato più deprimente è però quello sul crollo delle nascite: il futuro “liquido” fa invecchiare – e male – la popolazione, avviata verso una pensione di stenti.

In verità, pare che Martone jr. stia prendendo molto a cuore il lavoro giovanile. Oggi il viceministro ha dichiarato che occorre puntare sui giovani con una serie di provvedimenti che mirino «a liberalizzare le loro risorse, la loro energia, la loro linfa vitale, per aiutare a produrre la ricchezza e far tornare il paese a crescere». Nell’epoca della morte del posto fisso, anche le risorse umane devono essere liberalizzate per produrre ricchezza. Forse in questa chiave si spiega la scelta del governo Monti di eliminare qualunque retribuzione – salvo un rimborso spese – ai tirocinanti degli studi professionali, e di consentire (solo) ai giovani sotto i trentacinque anni di aprire una società a responsabilità limitata con un euro di capitale.

In attesa di essere smentiti dai fatti, conforta sapere che i giovani – disoccupati o tirocinanti non pagati – potranno costituirsi in s.r.l. senza spese notarili per andare a offrire un caffè senza panna a un potenziale benefattore, cercando di convincerlo a finanziarli con un capitale realistico di partenza. Viene in mente solo un imprenditore italiano, notoriamente attento alle esigenze di giovanissime fanciulle in difficoltà, e un determinato tipo di attività, su cui peraltro oggi si pagano le tasse.
Riguardo al mercato del lavoro la responsabilità del governo “tecnico” può essere illimitata. Pensando ai giovani sfruttati, privati delle garanzie prima che dei sogni, viene in mente un’amara battuta di Woody Allen: «io lavoro, solo che non mi pagano». Ma questo a Michel Martone non è mai capitato.

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