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Welfare: la formula delle bugie

Il grafico qui sotto non lo troverete da nessuna parte. Non soltanto perché l’ho fatto io, stamattina, dopo aver raccolto una marea di dati, ma anche perché esso è assolutamente imbarazzante per il nostro governo, per gli euroburocrati e per quella scuola economica e politica che ravvisa nel welfare e nelle sue spese, la radice della crisi economica. Dunque anche ragione di vergogna per una politica imbelle e disorientata che fa finta di credere a menzogne prefabbricate e a ideologismi maldestri e anche per i media che si limitano a far suonare il loro organino agli ordini del direttore d’orchestra.

Esso dimostra che c’è una relazione molto stretta fra il Pil e il welfare, ma di natura del tutto opposta a quella predicata: più è alto il welfare, più è alto il Pil. Le due curve, quella blu che rappresenta il Pil pro capite e quella arancione che invece rappresenta la percentuale di Prodotto interno lordo che viene spesa in ogni singolo Paese per il welfare, seguono lo stesso andamento, segno che laddove lo stato sociale è carente lo sono anche la produttività, la creazione di ricchezza. E naturalmente viceversa. Le eccezioni sono poche, anzi una sola, ed è quella dell’Irlanda che tuttavia invece di crescere come prevederebbero le sopraffine teste di Merkel e compagnia cantante, è stato il primo Paese ad entrare in crisi.

Certo la rivelazione di questa semplice verità attraverso il grafico prodotto da un foglio di calcolo dice che le manovre giuste dovrebbero essere quelle viceversa. E viceversa anche le teste. Con il passato “informatico” di Monti mi sento di dire che il grafico è assolutamente identico con Excel su Windows 7 e con Open Office su Suse Linux. Eh si questa volta si tratta della capacità monopolistica delle spiacevoli verità.

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