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La sicurezza sul lavoro è un “lusso”: Monti abolisce i controlli

Rosella Roselli per il Simplicissimus

Un paio d’anni fa l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti, intervenendo al “Berghem fest” -notissimo convivio istituzionale leghista- disse: «…robe come la 626 (la legge sulla sicurezza sul lavoro) sono un lusso che non possiamo permetterci. Sono l’Unione europea e l’Italia che si devono adeguare al mondo». Tale dichiarazione fu, neanche a dirlo, prontamente rettificata dalla portavoce del ministro Emanuela Bravi che puntualizzò: “Parlando della legge 626, Tremonti tra le regole eccessive si riferiva all’Europa, alla giurisdizione europea e alla sua estensione eccessiva rispetto all’obiettivo sulla sicurezza del lavoro, che resta invece essenziale”.

Eravamo e siamo tutt’ora un Paese con una media di 3/4 lavoratori che muoiono o si infortunano più o meno gravemente ogni giorno nei cantieri, nelle fabbriche e persino negli uffici, ma dall’orribile rogo della Thyssen Krupp nulla è cambiato in tema di sicurezza sul lavoro. Archiviato, consegnandolo alla memoria corta e intermittente degli italiani il governo Berlusconi, il subentrante prof. Monti ha deciso, invertendo una tendenza consolidata in questi primi cento giorni di governo, di porre rimedio all'”eccessiva giurisdizione” europea. Quindi, con l’art. 14 comma F del decreto Semplificazioni che da domani dovrebbe essere discusso in Parlamento, tenta di imporre la riduzione o la totale soppressione dei controlli sulle imprese, purché queste siano almeno in possesso di certificazione ISO 9001 (qui  per capire di cosa si tratta ).

Le linee guida di questa splendida “semplificazione” non ancora specificate e di là da venire (dovrebbero essere approvate entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto) osserveranno il principio di una “collaborazione amichevole con i soggetti controllati, al fine di prevenire rischi e situazioni di irregolarità”. In presenza di tale certificazione, infatti, si potranno evitare ulteriori controlli, lasciando ai lavoratori e alle associazioni dei tecnici per la prevenzione, come raccomandato a suo tempo nello spot del Ministero del lavoro di Tremonti (qui), l’onere e la responsabilità della propria sicurezza.

Perfetto! E semplice davvero. Poco costoso, anche, e nel segno della continuità.
Intesa come continuità negli attentati ai diritti che da anni si sta consumando nei confronti di milioni di lavoratori, ricattati e sfruttati dopo averli espropriati delle tutele, cinicamente offesi e finanche irrisi nonostante le giuste rivendicazioni e richieste di sicurezza nel lavoro e nel futuro.

Certo è incredibile come i terremoti in rete che suscitava la noncuranza della corte dei miracoli berlusconiana riguardo alle morti bianche siano scomparsi lasciando il posto a pensosi e ambigui bradisismi, così come sono latitanti  le dure parole dei partiti di pseudo sinistra e quelle dello stesso Napolitano che appena 4 mesi fa, il 10 ottobre ammoniva: «gli infortuni e le morti sul lavoro costituiscono un fenomeno sempre inaccettabile (…) e non può abbassarsi la guardia, riducendo gli investimenti nel campo della prevenzione e della sicurezza sul lavoro».
Giorno per giorno, dietro le smorfie addolorate della Fornero e i richiami ragionieristici di Monti appare il volto osceno di un potere che si nutre delle lacrime e del sangue di chi ogni giorno, e per un tozzo di pane, paga il prezzo più alto che si possa pagare, dimenticato da una politica complice o acquiescente senza se e senza ma, che chiede in cambio della propria sopravvivenza e senza pagar dazio, la nostra stessa vita.

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