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Sanremo è Sanremo

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Tutti incazzati per il festival, paragonato a quella materia marroncina che avvolge questo Paese come la povere dell’eternit, tutti a dare del cialtrone a Celentano, come se l’uomo non calcasse le scene da quando ero un bimbetto delle elementari, la Chiesa e i suoi giornali “che dovrebbero chiudere” esigono scuse ufficiali da questo vescovo apocrifo e la devota Kim Lei Un, che subito commissaria. Non ho visto il festival, credo di aver assistito forzosamente a qualche antica edizione, quando ancora c’era Rascel e non per snobismo, ma semplicemente perché non ho passione per le canzonette e non sento il pathos della gara, mi orripila lo scontato che tuttavia nessuno rinuncia a commentare. Ma mi chiedo perché mai si debba attendere da questa tenzone canzonettistica qualcosa  di eccellente, quando tutto il Paese da lunghissimo tempo si è completamente affidato alla mediocrità?

Tra le caratteristiche di questa dismissione di coraggio, di inventiva e persino di etica ci sono le qualità che a quanto mi sembra di capire dai giornali, ha sfoderato Celentano: assertività, cioè l’incapacità di ragionare sui dati reali e non sulle impressioni e l’evasività che della prima è insieme il correlato oggettivo e la cattiva coscienza. Così il molleggiato chiede la chiusura di Avvenire e di Famiglia cristiana, perché non esprimono valori di fede, ma gli interessi della Chiesa. Ora è ben strano che invece di parlare di quegli interessi il cantapredicatore se la prenda con i portavoce a stampa (peraltro assai diversi fra loro) e non con i protagonisti, che non parli di Imu o di Ici che dir si voglia, né dello Ior né delle organizzazioni che politiche e fideistiche che fanno lauti affari dietro l’imprimatur di vescovi e Vaticano.

E dire che gli argomenti non mancavano: alcuni giorni fa si è parlato di un complotto per uccidere il Papa, poco prima è saltato fuori il trasferimento d’ufficio di un illustre prelato che si era opposto alla corruzione di dilagante degli ambienti vaticani, appena due mesi fa, prima di Natale, in Germania è stato presentato in diverse televisioni un libro in cui si portavano prove vere o presunte dell’omosessualità di Benedetto XVI° con tanto di commento di Hans Kung, per non parlare delle divoranti e dilaganti polemiche sui preti pedofili e sull’ambigua consistenza dei pentimenti urbi et orbi. Insomma volendo c’era un ampio spettro di cose da dire sulla babilonia romana.

Anche lasciando perdere questi argomenti scottanti, c’era la possibilità di supportare le molte considerazioni sull’immoralità umana del liberismo fatte da importanti prelati che poi dopo aver predicato benissimo, anzi con una forza sconosciuta a molta parte della sinistra, si appiattiscono proprio su quelle politiche in nome del tesoro di San Pietro e del suo potere. Ma questo richiederebbe lucidità, conoscenza, non il vecchio trombone Celentano, non la servile e  degradante Lei, non l’evasività e il conformismo presente persino nella denuncia. Sanremo è Sanremo, ma l’Italia è l’Italia.

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