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La profezia di Boc

“Ho preso decisioni difficili pensando al futuro della Romania, non perché lo volessi, ma perché dovevo”. Difficile trovare una frase più desolante e più ambigua, nella quale non si capisce bene il contesto in cui si agitano il volere e il dovere: ma è praticamente la frase, trasmessa in diretta tv con cui il premier di centro destra Emil Boc ha rassegnato le sue dimissioni da primo ministro, visto l’estendersi delle proteste contro il piano di austerità che ha comportato ingenti tagli di spesa pubblica, decine di migliaia di posti lavoro persi e aumento delle imposte.

La scelta di Boc è stata in un certo senso drammatica perché da una parte ha visto afflosciarsi al 15% i consensi del suo partito liberal democratico mentre dall’altro le sue misure avevano ricevuto le congratulazioni dell’Fmi e dell’Europa, proprio qualche giorno fa. Ed è forse in questa circostanza, in questa tensione, che va visto il volere e il dovere: probabilmente un riferimento ad imposizioni venute dall’esterno anche se non condivise. Così si spiega anche il significato del futuro della Romania, non per i massacri sociali che sono in atto, ma nel contesto del governo mondiale della finanza.

Notevolissimo lo sforzo, quasi collettivo, dei giornali collegati in qualche modo agli interessi della finanza – per esempio il Wall Street Journal e il Sole 24 ore – di presentare questo evento in modo asettico e buttandolo nel mucchio: Boc è un’altra vittima della crisi. Mentre in realtà il leader rumeno era stato visto e sostenuto dall’Europa e dagli istituti finanziari mondiali, come la soluzione alla crisi. E le pressioni devono essere state davvero forti per indurre il presidente rumeno Băsescu, a forzare la costituzione per tenere in vita Boc già bocciato dal parlamento diverse volte e adesso alle prese con una rivolta popolare. Storia tutta diversa da quella dei Piigs dove si è fatto di tutto per mandare alla malora i governi di centrosinistra o per impedire che eventuali elezioni li portassero al potere.

Boc insomma è vittima di quella proclamata necessità che nel concreto è solo l’imposizione di un punto di vista che peraltro favorisce gli interessi di certi Paesi e quelli strategici della finanza. La sovrabbondanza di interessi che sta dietro a questo punto di vista è pari soltanto alla povertà di pensiero e di logica che esso esprime anche all’interno dello stesso paradigma liberista. Così nasce la dicotomia tra volere e dovere in Boc e nascono anche le assurdità che anche noi cominciamo a sentire. E’ di oggi l’immortale frase della Fornero: “non vogliamo che non esista la possibilità di licenziare”. Chissà come avranno fatto ad espellere dal lavoro 800 mila persone, chissà se la Fornero nella sua brillante carriera e carrera, si sia  fatta un’ idea di cosa sia l’articolo 18 o del fatto che la stragrande maggioranza dei lavoratori non ne godano e che quelli che ne godono sono protetti solo contro i licenziamenti che non riguardano le crisi produttive.

Anche qui siamo di fronte alla necessità di dire cose palesemente assurde per sostenere provvedimenti in cui davvero non si crede, ma che rispondono a interessi precisi. Prima o poi però ci si dovrà accorgere che i popoli esistono, che la gente non è fatta di stastiche piegabili a tesi astratte e inconsistenti. La Romania comincia a dimostrare che tutti noi non vogliamo che non esista la possibilità di mandare a casa primi ministri e ministri.

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