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Sinonimi e contrari: iniquità, approssimazione, recessione

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La cosa più notevole del governo Monti fino ad oggi è stato uno spregiudicato uso del dizionario dei sinonimi e dei contrari: cominciato con rigore, equità e crescita si è ben presto mutato nell’esatto inverso. E anche la competenza si è  sfaldata di fronte ai diktat di Olli Rehn che ad onta della sua carica dentro la commissione Ue è in realtà un incompetente  oltre che un complice – allievo della celebre Merril Lynch. Un aedo minore della moneta, un mestatore di vecchie ricette. Potete leggere qui la traiettoria del personaggio.

Il fatto che si siano andate a toccare in maniera pesantissima le pensioni che in realtà non ponevano problemi, senza prendere di mira né i  grandi capitali, né l’evasione fiscale e senza nemmeno tenere conto del livello stratosferico del lavoro nero in Italia, che si cerchi senza alcuna ragione di sfasciare l’articolo 18 come se la facilità di licenziare dovesse per virtù magica favorire la crescita, il tentativo di spostare la tassazione dai redditi ai consumi con aumenti dell’Iva che colpiscono le fasce deboli e che infine si chiedano sacrifici a tutti quando in realtà li si doveva chiedere a chi non li ha mai fatti in questi anni, rendono evidenti non solo iniquità, approssimazione sociologica e rotta verso la recessione, ma deludono chi dai “competenti” si sarebbe quanto meno aspettato qualcosa di diverso, di più efficace, di più intelligente delle trite ricette proposte dall’uomo del bunga bunga.  A questo punto la sua colpa era soltanto quella di non riuscire a realizzare il programma di macelleria, distratto com’era dai suoi problemi giudiziari e dalle sue puttane.

Giorno dopo giorno il governo Monti si va rivelando né tecnico, né politico e men che meno di salvezza nazionale, ma un esecutivo ideologico guidato dalle ricette monetariste dei banchieri, Draghi in testa e recitato dagli squallidi personaggini che infestano la commissione europea. Di originale rimane solo una certa goffaggine e la protervia con cui vengono negati conflitti di interesse che sono nelle cose, anche qualora non fossero nelle intenzioni. Giorno dopo giorno come in una foto che diviene sempre più a fuoco si va delineando un esecutivo destinato a proteggere la razza padrona  non solo dal possibile disastro che essa stessa provocato, ma soprattutto da una trasformazione radicale “dopo la caduta”. E in questo senso non c’è alcuna contraddizione con la sua evidente dipendenza da Bruxelles e da Strasburgo, ovvero da Parigi e Berlino: perché ai pensionati, ai lavoratori, ai precari italiani non si chiede altro che fare da firewall, di togliere le castagne dal fuoco a Parigi e Berlino.

Non servirà a nulla: il Portogallo a fronte di sacrifici anche più duri, è oggi in acque peggiori di prima, alle prese con la  prevedibilissima recessione. E francamente la disponibilità a fare tutta la macelleria possibile, salvo poi chiedere gli eurobond e la Bce come banca di ultima istanza per evitarla è una contraddizione così clamorosa e insensata che rivela anche quanto c’è di improvvisato, posticcio ed eterodiretto in  tutta l’operazione. Certo c’è poi chi si accontenta che i nuovi e vecchi potenti non ostentino escort o promettano una diminuzione di privilegi dei politici. Beati i fumatori di oppio che non si accorgono come tra le due cose ci siano trent’anni di differenza e due modi radicalmente diversi di guardare all’economia.

Tutto questo naturalmente avrà un esito assai diverso da quello atteso: il ritorno di Berlusconi in prima persona o come buratttinaio alle prossime elezioni e il suicidio definitivo del Pd e di quel che resta della sinistra. Altro che la liberazione che ancora si festeggia. Ma naturalmente tutto questo è ottima cosa per la razza padrona e per il Vaticano che detiene la maggioranza azionaria dell’esecutivo. Viene quasi da ricordare Lamartine : Je vais chercher ailleurs (pardonne, ombre romaine!)
Des hommes, et non pas de la poussière humaine.

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