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L’avidità è sana, ma le banche no

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ogni giorno si aggiunge un allarme, prevedibile,  previsto, addirittura  scontato,  che viene comunicato  con piglio didattico  da chi ha sempre operato per tenerci all’oscuro e accolto con sorpresa da chi preferisce non sapere.

In Italia c’e’ un allarme banche. Non circola piu’ denaro. Il rischio principale e’ che si diffonda il credit crunch. Rispetto a questo scenario, il fallimento di qualche banca diventa addirittura un rischio secondario. Se l’illiquidita’ del sistema porta al blocco dell’economia, allora non fallisce un singolo operatore ma fallisce l’Italia“. A parlare è   il presidente della Consob, Giuseppe Vegas che rivolge anche lui una vibrante raccomandazione a  Governo, Bce e Banca d’Italia: “trovare capitali sul mercato, adesso, è ancora più difficile, vuol dire limitare il circolante, rinunciare alla leva, ridurre i prestiti, e dunque strozzare il credito”.

Sono preoccupata, anche se non potrò rilevare personalmente un gran contrasto  col passato: la mia banca   mi manda un corposo volume illustrato per Natale e una numero smisurato di cartaceo illeggibile. Sconto una disattenzione del mio compagno vittima di Parmalat ma per una cifra così irrisoria per il mio istituto che non valgo nemmeno la partecipazione a una class action. Quando ho chiesto un mutuo, pur presentando la wasserman, il certificato di buona condotta, la mappe catastali di una casa di proprietà, ho dovuto ricorrere a una influente raccomandazioni. E figuriamoci se sarebbe bastata una libbra di carne, se avessi chiesto a quella stessa divinità capricciosa, intransigente e arbitraria un investimento per un qualunque business o un prestito per salvare una iniziativa imprenditoriale.

L’avidità è salute, siate avidi senza sensi di colpa, diceva  quel talento luciferino di Ivan Boetsky. La banche hanno pensato di farsi una bella assicurazione sanitaria partecipando  dissipatamente di quel sistema di proliferazione finanziaria che si autoalimenta, grazie alla liberazione di movimenti di capitale. Dice Vegas infatti che le nostre banche sono tra le più sane  paradossalmente contagiate non dal gioco d’azzardo dei derivati o dei sub prime ma dai nostri titoli di stato: “sulle banche italiane c’è un problema, che non può non preoccuparci tutti. Il nostro sistema creditizio, tra i suoi asset, ha titoli di Stato italiani per 160 miliardi, e titoli di Stato degli altri ‘Pigs’ per 3 miliardi. A fronte di questo, le nostre banche hanno titoli “tossici” (essenzialmente mutui subprime) per una quota pari al 6,8% del patrimonio di vigilanza, contro una media europea del 65,3%. Ora, secondo le nuove norme di valutazione degli asset stabilite dall’Eba, siamo al paradosso: i titoli di Stato in portafoglio vengono considerati ‘tossici’ per le banche italiane, peggio di quanto non lo siano i “subprime”per le banche straniere“.

Insomma il nostro sistema creditizio non ha ceduto più di tanto all’illusoria quanto ingegnosa lotteria speculativa del mercato finanziario, pensando fosse più redditizio nel lungo periodo e meno rischioso giocare prudentemente in casa e preferendo, proprio come i piccoli risparmiatori consigliati di investire in Bot, il salvadanaio dei titoli di stato agli investimenti per la crescita e il riavvio dei consumi.

Oggi siamo prigionieri, noi tutti e il loro governo di riferimento, del circolo vizioso che stabilisce la priorità di salvare chi ci riduce in misera, di tagliare welfare e diritti per riempire falle irrimediabili con un susseguirsi di manovre e misure – come sembra dalle “indiscrezioni” lasciate sapientemente filtrare per prepararci  alla carneficina  – destinate come in un moto perpetuo a sanare un debito insanabile.

È successo quello che gli economisti classici temevano, una tremenda instabilità che ha sradicato l’economia dalle radici statali e  sociali che la nutrono e le danno equilibrio, dando luogo a una società sempre più disuguale e a un divario sempre crescente tra potenza del capitalismo e potere della democrazia.

Chi ha visto con preoccupazione il primato corporativo delle banche nel nuovo governo è stato accusato di disfattismo e di complottismo. In realtà non c’era bisogno di fare della dietrologia, l’occupazione dei banchieri in odor di conflitto di interesse è palese e trasparente. Ma allora  facciano  il loro lavoro e usino i ferri del loro mestiere per praticare un intervento  prioritario: esigere dal loro “inviato” e referente di  trasformare la Bce in un prestatore di ultima istanza, stampando moneta senza limiti, come la  Fed o la Banca d’Inghilterra, risolvendo questa disparità  pena il  rischio che l’euro salti, e ogni Paese torni alla sua valuta nazionale. E promuovere la “produzione” di Eurobond. Insomma imporre che la Bce non diventi semplicemente la scialuppa di salvataggio assistenzialistica dei paesi peccatori, ma che attui il suo mandato di istituzione centrale, ispirato ai principi di tutela della moneta unica. Stimolarla verso un obbiettivo quantitativo sugli spread. Persuaderla a lanciare  una campagna virtuosa di acquisto di titoli di Stato. Sollecitarla a favorire le operazioni di liquidità delle banche, preliminare alla loro solvibilità.

Tecnici che parlano la stessa lingua della Bce, invece  di postulare attenzione per essere ammessi al tavolo esclusivo di grandi poco solleciti alla salvezza dell’euro,  dovrebbero “pesare” nell’interesse “europeo” . Solo così la banca centrale sarebbe “differente”.

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